La Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha denunciato pubblicamente – attraverso dichiarazioni rilasciate alla stampa – una campagna d’odio che negli ultimi giorni l’ha investita con commenti offensivi, fotomontaggi volgari, insulti a sfondo sessista e attacchi personali.
“C’è chi ha pensato di rappresentarmi con il dito medio alzato.
Chi ha voluto ridurmi a una caricatura con minigonna, smalto e scollatura.
Chi mi chiama ‘la rossettata’, chi mi ha definita ‘lady tax’ con l’intento di sminuirmi e deridermi.
E poi ancora: naso da Pinocchio, odio, volgarità, aggressività gratuita.”
Proietti ha annunciato che si rivolgerà alla magistratura penale e civile, ritenendo doverosa una risposta netta a una deriva che rischia di diventare sistemica:
“Tutto questo non riguarda me. Io, per fortuna, ho le spalle larghe.
Ma riguarda le tante giovani donne che stanno pensando, oggi, di impegnarsi in politica.
Riguarda le nostre figlie e i nostri figli.
Perché se questo è il prezzo che una donna deve pagare per il solo fatto di esporsi, di metterci la faccia, di avere idee, allora abbiamo un problema.”
Al di là delle opinioni politiche e dei giudizi di merito sull’azione amministrativa, nessuno può essere bersaglio di odio gratuito e insulti personali. Il confronto può essere anche acceso, ma deve restare nei confini del rispetto. Ogni forma di aggressione verbale e denigrazione personale è inaccettabile e deve essere condannata con fermezza, sia dal punto di vista culturale che giuridico.
L’odio online, che colpisce non solo le figure pubbliche ma anche persone comuni, è una piaga sociale che può annientare psicologicamente chi lo subisce, fino a conseguenze estreme. Nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a umiliare, calunniare o ridicolizzare altri solo perché protetto dall’anonimato di uno schermo.
Chi si comporta così, oltre a rispondere nelle sedi civili e penali, si pone fuori dalla società civile.
Serve una risposta collettiva:
Gli utenti devono isolare chi diffonde odio e usare gli strumenti di segnalazione.
Le autorità competenti devono intervenire con provvedimenti concreti e sanzioni esemplari.
Le piattaforme social dovrebbero introdurre forme di daspo digitale, per allontanare in modo definitivo chi si rende autore di comportamenti inaccettabili.
Il rispetto della persona è un principio non negoziabile.
Se vogliamo una società davvero democratica, dobbiamo pretendere che anche il confronto pubblico – politico o personale – si basi sulla dignità e sulla civiltà.
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