Riceviamo e pubblichiamo
di Pino De Seta
In pochi decenni siamo riusciti a cancellare, o quasi, tutte le peculiarità del nostro territorio.
In pochi decenni nella provincia di Vibo Valentia, ma sono situazioni comuni in tutta la Calabria, si è voluto tenacemente cementificare, asfaltare, impermeabilizzare, restringere corsi d’acqua, in alcuni casi eliminarli completamente, o incanalandoli in miseri tubi.
Decisione politiche deleterie prese 30, 40 anni fa ci hanno portato allo sfascio attuale.
Però, la cosa più grave e che si continuano a commettere gli stessi errori di sempre.
Un cambio reale non si vede.
Il nostro, è un territorio fragile, vulnerabile, e quindi ad alto rischio, rischi che aumentano con il cambio climatico che avanza.
Si tagliano alberi, si distruggono boschi, che con la loro copertura attenuano, mitigano, l’impatto delle piogge, e riescono ad assorbire molta dell’acqua che si riversa.
Non c’è una efficace manutenzione delle reti di raccolta pluviali, che nella maggior parte dei casi vengono convogliate nelle reti fognarie, con tutti i gravissimi problemi ambientali che ciò provoca.
Tutto ciò ha dei costi, che gravano inesorabilmente sulla collettività, mentre stuoli di tecnici, imprese ed amministratori traggono fortune dall’emergenze ripetendo gli stessi errori che hanno portato al disastro.
Siamo di fronte ad una grande insipienza politica, che si riscontra nell’analfabetismo e nell’incultura di gran parte degli amministratori locali.
Il grande Antonio Cederna, 40 anni fa ci ammoniva dicendo: “La lotta contro la turpitudine ambientale, della eliminazione dello spazio fisico, della natura in tutti i suoi aspetti, dal giardino al bosco, dal litorale alla montagna, è la lotta stessa per la sicurezza del suolo, per lo sviluppo economico, per la giustizia sociale, per la promozione della cultura”.
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