“ … il giorno precipita nello stagno

del silenzio come un sasso, i cerchi

nell’acqua si allargano sempre più,

si allontanano dalla riva … e penso

ai cerchi della mia vita che non si

fermano mai! “ Vincenzo Calafiore

 

 

Il giorno precipita nello stagno del silenzio come un sasso, i cerchi nell’acqua si allargano sempre più, si allontanano dalla riva … e penso ai cerchi della mia vita che non si fermano mai.

Sono le impalpabili lacerazioni, le sottili crepe tra la mente e il cuore, un territorio inesplorato dove è in gioco il senso elementare dell’esistenza … lacerazioni provocate da quella parola, Amore !

Io sono, ego sum!

Non so cosa io sia esattamente, dovendomi descrivere mi paragonerei probabilmente a una “ nebulosa “; probabilmente sarò un collezionista di curiosità. Curiosità della vita, del sapere, della conoscenza, che graziandomi mi allontanano da questo

“ rovescio di cose “ in cui non importano la sincerità di ciò che si prova e provo, né quanto è stato dato e do, tantomeno le pagine offerte che rallegrano il momento come un mazzo di fiori selvatici, che sono state scritte e ho scritto, continuerò a scriverle con la vana speranza che possano servire a risalire la china del baratro in cui ci troviamo, mi trovo.

Sono preso d’improvviso dalla voglia di tornare al mio sogno, quello della notte prima, a letto non stavo sognando e non riuscivo a prendere sonno.

A tenermi sveglio era la strana ansia che prende quando in piena notte senti nel cuore un dolore, muto, continuo come un sanguinamento, per il ricordo di un dolore antico, lo stesso che si prova quando si ama qualcuno più di ogni cosa al mondo e non ti parla, non ricorda nemmeno la tua esistenza.

Sono andato nello studio tra i miei viaggi col cuore che mi martellava; ho sentito un forte impulso di fuggire in uno di quei sogni disseminati sul piano della scrivania, ancora prima che la realtà che a poco a poco mi avrebbe circondato acquistasse altro spazio, altro tempo e in questi mi trasformasse in quello che più odio di me: un comune mortale nel fango!

Non sono riuscito a muovermi ero come pietrificato, per me fu come tornare indietro a quel dolore, un punto intatto della mia vita.

Ciò che scrivo, in modo volutamente semplice potrebbe sembrare una rappresentazione di immagini mentali, ma così non è!

Il dolore è il vero volto quando cala il sipario e il silenzio sul giorno, nelle ombre della notte coi suoi fantasmi che apparendomi cercano di consolarmi e mostrarmi come la mia esistenza avrebbe potuto essere, ed è qui che si consuma la tragedia notturna.

Ora con sincero divertimento, mi abbandono, dopo un buon cognac ai miei anni, lo faccio con ironia che condivido con il mio fantasma, che pare danzarmi in testa: capisco di essere un’onda che si è allungata troppo, oltre il limite sulla riva e non può più tornare al suo oceano-mare.

Brindo alle ore morte che facendo finta di esistere parlano della mia esistenza e lo fanno con la loro

< primordiale leggerezza> è una squallida trasfigurazione del mio vivere; ne raccolgo le emozioni che diventano parole di un foglio bianco, diventano racconto e tutti ora pare comprendono senza leggermi la maschera mia.

Si!

Un giorno lo sono stato clown del dolore e vassallo dell’illusione e mi esibivo nel cuore della notte nei sogni; in un continuo dissenso, in un certo senso l’essere clown di me stesso mi ha tenuto lontano, ignorato da un sistema, da un’esistenza fatta di vuoto, di assenza di radici, di difficoltà, di estraneità nei rapporti, nei sentimenti, di superbia, solitudine, tristezza.

Mi levo la maschera da clown, gli occhi arrossati non dal trucco, ma dalla commozione per quello che sto per dirti: ti Amo!

Io Amo … lo dissi allora, l’ho detto ieri, lo dico oggi …. Io amo, io ti amo!

Mio Dio che miracolo è mai l’amore?

E’ la danza del tamurè, ora adolescente, ora effervescenza, emozione, trattenuta dalle labbra, adesso sollecita la mia malinconia di non avertelo detto mai.

Io ti amo!

Ti amo con la magia del cuore, con la leggerezza di un sì, te lo dico in punta di labbra: io ti amo!

 

BUON SAN VALENTINO DONNA

 

Vincenzo Calafiore

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