Esteri

Trump e il ritorno dell’Operazione Wetback: deportazioni di massa come modello per l’America del futuro?

Nel contesto del ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, è interessante riflettere su uno dei suoi riferimenti più ossessivi e controversi: l’Operazione Wetback. Questa, che Trump ha più volte invocato come un modello da seguire, affonda le radici in un episodio controverso della storia americana del dopoguerra.

L’Operazione Wetback fu una massiccia campagna di deportazione di immigrati irregolari, in particolare latini, che vennero strappati dalle loro case e deportati verso il Messico. Questo piano fu messo in atto nel luglio del 1954, sotto l’amministrazione del presidente Dwight Eisenhower, che, pur essendo ricordato per la sua leadership durante la Seconda Guerra Mondiale, ha anche lasciato un segno molto discusso con questa operazione. Migliaia di persone furono cacciate dai loro abituali luoghi di residenza negli Stati Uniti, scaricate in territori desolati come Mexicali, dove si trovarono a vagare senza una casa, un futuro, o la speranza di poter rientrare nel paese che avevano considerato casa.

L’Operazione Wetback ha un nome che di per sé evoca un razzismo profondo: “wetback” è un termine offensivo, utilizzato per denigrare i latini che attraversavano il Rio Grande. La parola trae origine dall’immagine dei migranti che, dopo aver attraversato il fiume, avevano le spalle bagnate.

Trump, già nel 2016, aveva fatto riferimento a questa operazione, dichiarando che avrebbe attuato un piano ancora più grande per deportare milioni di migranti. La sua retorica, che considera gli immigrati “animali” che “hanno distrutto l’America”, si ispira proprio alla logica e alle pratiche brutali di quell’operazione, che prevedeva arresti indiscriminati, deportazioni di massa e il totale disprezzo per i diritti umani.

Durante il suo secondo mandato, Trump non ha fatto mistero della sua intenzione di perseguire una linea dura contro l’immigrazione, e le sue parole in pubblico sono spesso accompagnate dall’entusiasmo dei suoi sostenitori, che lo vedono come il salvatore del paese, pronto a “ripulirlo” da quelli che considera essere una minaccia. L’eco di un passato lontano, come l’Operazione Wetback, si fa più vicina, quasi come un monito su ciò che potrebbe essere il futuro di un America sempre più intollerante e divisa.

Il piano di deportazione massiva, che nel 1954 coinvolse oltre un milione di persone, non ha lasciato cicatrici solo sui deportati, ma ha segnato un’intera generazione di americani con una lezione dolorosa sulle conseguenze della politica dell’odio. Oggi, con Trump di nuovo al comando, il timore è che questa pagina nera della storia americana possa essere ripresa e ampliata, con la promessa di un futuro di sradicamento e separazione. Quello che sembrava un brutto capitolo del passato, potrebbe diventare la realtà del futuro?

Redazione

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