Politica

Report-Berlusconi: si tratta di giornalismo militante?

La recente puntata di Report, dedicata a Silvio Berlusconi e ai presunti legami tra l’ex premier e Cosa Nostra, ha suscitato un’ondata di reazioni indignate da parte della famiglia Berlusconi e di esponenti politici di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Al centro della polemica, un’inchiesta che, a detta dei critici, rimesterebbe vecchie accuse già smentite, alimentando un dibattito pubblico avvelenato da partigianerie ideologiche e da un uso distorto della narrazione giornalistica.

Marina Berlusconi, figlia del leader scomparso, ha definito il servizio un “pattume mediatico-giudiziario”, accusando Report di perpetuare un accanimento postumo con il chiaro intento di infangare la memoria di suo padre. Alla denuncia si sono aggiunti gli attacchi di Forza Italia, che ha chiesto alla Rai di fermare quello che definisce “uno scempio” del servizio pubblico, e di Fratelli d’Italia, che ha parlato di “deriva ideologica” della trasmissione.

Ma la questione solleva un problema ben più ampio: dove finisce il giornalismo d’inchiesta e dove inizia la propaganda? Accuse e difese si intrecciano in un vortice che rende sempre più difficile distinguere i fatti dalle opinioni. Mentre Report rivendica la correttezza e l’interesse pubblico dell’inchiesta, il linguaggio usato e le modalità narrative adottate – come l’ironia su momenti di cordoglio – sembrano allontanare la trasmissione dalla deontologia giornalistica, alimentando la percezione di un giornalismo militante che non si fa scrupolo di superare il confine tra legittima indagine e faziosità.

In un contesto mediatico già polarizzato, episodi come questo non fanno altro che alimentare il discredito verso l’informazione. È preoccupante constatare come il giornalismo, invece di porsi come strumento di chiarezza e trasparenza, venga talvolta percepito come un attore politico, con tutto il carico di parzialità e sospetti che questo comporta.

Se il servizio pubblico ha davvero l’obiettivo di informare, deve trovare il coraggio di abbandonare toni sensazionalistici e confezionare contenuti che non lascino spazio a dubbi sulla loro imparzialità. Diversamente, continueremo ad assistere a una giostra di accuse e controaccuse, dove la verità diventa solo un dettaglio, sacrificato sull’altare della propaganda.

Redazione

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