Toscana

Medici Firenze: malati cronici, basta passare dal Cup per le visite

“Il paradigma deve cambiare, le malattie croniche devono essere prese in carico con un modello organizzativo diverso che veda la collaborazione stretta tra specialisti in ospedale e medici di medicina generale, ognuno per la propria parte. Così da evitare il riacutizzarsi di alcune patologie che poi necessariamente finiscono al pronto soccorso”.

A dirlo è Pietro Dattolo, presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze, dopo il corso che si è tenuto a Firenze sulla “Malattia renale cronica e nuove frontiere terapeutiche”. Presenti il presidente eletto della Società Italiana di Nefrologia, Luca De Nicola, in collegamento il past president Giuliano Brunori. E’ intervenuto l’economista pisano Giuseppe Turchetti che ha parlato del costo economico e sociale delle malattie croniche. Hanno partecipato tutti i direttori delle nefrologie aziendali e rappresentanti della medicina generale.

“Bisogna creare delle strutture all’interno dell’ospedale dove i malati cronici vengano assistiti periodicamente senza prenotare le visite di volta in volta attraverso il Cup – spiega Dattolo -. Il malato cronico entra in ospedale e tutte le visite successive, di qualunque genere, devono essere programmate e gestite dal centro che ha in carico il paziente: vale per le malattie renali, cardiache, polmonari, intestinali, reumatiche. Ad esempio, i malati cronici di rene in Toscana sono 250 mila circa di cui 40-50mila agli stadi più avanzati”.

“Servono strutture in ospedale che sono in stretta comunicazione con il medico di medicina generale che gestisce sul territorio le cronicità. Con il teleconsulto, spesso, si possono assistere malati cronici senza necessariamente farli finire in ospedale: alcune problematiche possono essere risolte con un teleconsulto tra medici di base e specialisti – conclude il presidente dell’Ordine dei medici di Firenze -. Quindi programmazione e prenotazione in back office non attraverso richieste regionali e Cup. Se un malato di reni ha anche un problema cardiaco deve essere il nefrologo a farsi carico di entrambe le problematiche, attraverso una collaborazione tra più specialisti”.

Redazione

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