Economia

Bce: è arrivato il taglio del costo del denaro

Buone notizie per gli italiani e per gli europei. La Banca centrale europea ha ridotto i tassi dello 0,25%, invertendo una marcia di rialzi iniziata nel luglio del 2022 e che, nel giro di un anno, aveva alzato il costo del denaro del 4%. L’aumento dei tassi si è tradotto in una “stangata” per le famiglie con mutui a tasso variabile che hanno visto la rata mensile crescere di centinaia di euro. L’obiettivo della stretta monetaria era quello di riportare l’inflazione, salita sino ad oltre il 10%, su valori accettabili. Attualmente nella zona euro siamo al 2,6% non distante dal 2% considerato il valore ottimale dalla Bce.

Membri del board Bce hanno prospettato la possibilità di un secondo taglio già nella riunione di luglio. Una mossa che andrebbe a sostegno della crescita economica europea. Ma gli ultimi dati sui prezzi aumentano i dubbi sulla praticabilità di questa scelta.

Per le prossime decisioni sui tassi la Bce si baserà “sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione, considerati i nuovi dati economici e finanziari, della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”, scrive oggi il Consiglio direttivo al termine della riunione. La Banca centrale ha migliorato la sua stima di crescita 2024 per l’economia della zona euro, portandola a 0,9% da +0,6% indicato lo scorso marzo. Per il 2025 la crescita stimata è ora 1,4% da 1,5% indicato ad aprile, per il 2026 è confermato l’1,6%. Salgono anche le stime sull’inflazione, portate al 2,5% dal 2,3% indicato a marzo, e per il 2025 portandola al 2,2% dal 2% indicato ad aprile. La stima rimane all’1,9% per il 2026.

Nell’area euro, “malgrado i progressi degli ultimi trimestri, persistono forti pressioni interne sui prezzi poiché la crescita delle retribuzioni è elevata” e dunque “l’inflazione resterà probabilmente al di sopra dell’obiettivo fino a gran parte del prossimo anno”, ammette la presidente della Bce Christine Lagarde con parole diverse rispetto a quelle della conferenza stampa di aprile, quando aveva indicato che l’inflazione avrebbe visto delle “fluttuazioni attorno ai livelli attuali, prima di scendere al nostro obiettivo (del 2%, ndr) a metà 2025″. Abbiamo tagliato i tassi perché “la nostra fiducia nel cammino” dell’inflazione “è cresciuta negli ultimi mesi”, ha spiegato la presidente della Bce.

“Finalmente la Bce ha tagliato i tassi. Una decisione attesa, opportuna, coerente con la situazione attuale e, guardando gli ottimi dati di riduzione dell’inflazione in Italia, ben al di sotto della media dell’area euro…anche doverosa. Era ora. Auspichiamo che questo sia solo il primo passo in questa direzione”, commenta il ministro dell’economia e finanze Giancarlo Giorgetti.

“Una riduzione dei tassi di 25 punti percentuali, nel caso di un pieno trasferimento sull’Euribor, corrisponde a una diminuzione della rata del mutuo, per chi ha contratto ora un mutuo a tasso variabile, pari a 18 euro al mese, 216 euro all’anno. Un risparmio che poi si riduce man mano che il mutuo si avvicina alla sua scadenza, e si paga quasi soltanto la quota capitale” scrive in un comunicato l’Unione nazionale consumatori, che ha considerato l’importo, la durata media di un mutuo e l’ultimo Taeg comunicato da Bankitalia, 4,21%. La Fabi segnala comunque che il taglio odierno è già in larga parte incorporato nei tassi praticati attualmente dalle banche.

Redazione

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