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Nino Forestieri: il suo impegno artistico, culturale e sociale nella storia di Rombiolo

L’artista (scomparso il 28 febbraio) è stato commemorato giovedì 16 maggio  (nato il 13 giugno del 1940) con una targa posta nella casa natale a Rombiolo e a seguire un incontro per illustrare la sua figura artistica e la sua personalità, nella Sala Consiliare del Comune. Presenti la moglie Antonietta Brancia, i parenti e tanti amici che hanno onorato la sua memoria. L’occasione l’arrivo dell’urna con le sue ceneri che sono state tumulate lunedì 20, nella cappella della nonna Elisabetta Marasco, nel cimitero di Vibo Valentia, dove si trova un dipinto realizzato quando l’artista aveva vent’anni (1960).      

 

Sol chi non lascia eredità d’affetti,/ poca gioia ha dell’urna” (Ugo Foscolo, Dei sepolcri, 1807).

Rombiolo non dimentica il suo cantore. Nino Forestieri è stato commemorato con una targa apposta nella casa dove è nato il 13 giugno del 1940. L’artista si è spento a Milano, il 28 febbraio scorso.

Presenti alla scoperta dell’epigrafe il sindaco dell’amministrazione comunale di Rombiolo Domenico Petrolo, la moglie Antonietta Brancia insieme alla sorella dell’artista, Rosetta, parenti e amici. Poi sempre in mattinata, si è svolto un incontro nella Sala consiliare.  Nel corso degli interventi è stato tracciato un profilo dell’autore, in particolare il significato del suo linguaggio artistico, l’impegno sociale e culturale che hanno contrassegnato la storia biografica, culturale e sociale di Nino Forestieri.

Ad introdurre il sindaco Petrolo il quale ha definito Nino Forestieri “il cantore di Rombiolo”. Rievocando quel periodo storico ha messo in luce come “una comunità fatta di contadini, artigiani, di braccianti, di gente che nel tempo è riuscita a riscattarsi ha trovato in Nino Forestieri, negli anni ’70, un cantore, portando avanti grandi battaglie per il riconoscimento dei diritti sociali. Nino più degli altri ha saputo interpretare questi momenti, attraverso le sue opere”.  Petrolo, ha suggellato il suo intervento affermando che nelle opere di Forestieri si coglie “una spiritualità laica.”

A coordinare gli interventi Orietta Barbuto (Pro Loco di Rombiolo). Facendo un excursus sulla esperienza artistica di Nino Forestieri, ha spiegato che “le spiccate qualità sono emerse già in giovane età”, ma la sua maturazione raggiunge l’apice con il trasferimento a Milano; e durante l’arco della sua attività realizza tantissime mostre, e in questo itinerario “le sue radici sono state sempre presenti nella sua arte”. Inoltre ha voluto sottolineare che ci troviamo di fronte ad un grande maestro che non è facile collocare: “Un artista che voleva cambiare il mondo e non si limitava a guardarlo”.

A definirlo un grande artista anche Giuseppe Sangeniti (dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Rombiolo) in quanto Nino Forestieri è un “vanto per tutta la comunità di Rombiolo”. Compito della scuola – ha aggiunto – “è continuare questo lavoro e far sì che anche i nostri studenti possano studiare questi artisti e coltivare il loro esempio, mettendo in rilievo come la pittura, così come la musica, sia un linguaggio universale che riesce a parlare a tutti.”

A tracciare un profilo umano e artistico più approfondito Annunciato Larosa, legato a Forestieri da una lunga amicizia e artefice di una mostra antologica nel 2006 a Rombiolo. Ha esordito riconoscendo a Forestieri il suo amore per l’arte: “Ho conosciuto Nino nel ‘76 e questo incontro viene testimoniato da un lungo rapporto, a volte anche difficile” confessa. “Nino Forestieri era già artista prima che andasse a Reggio Calabria o a Milano. La sua arte aveva come tema principale la sofferenza ed esprime un legame con la sua terra di origine e soprattutto con il mondo contadino.” Larosa poi mette in luce l’amore per la Grecia e la Calabria come eredità della Magna Grecia. Come esempio del valore del suo talento, rievoca la storia di un dipinto di carattere religioso dedicato alla madonna del Rosario e commissionato dalla parrocchia negli anni ’80, con il rammarico che l’opera adesso si trova a Lamezia.

In merito Orietta Barbuto ha rammentato il rapporto di Nino Forestieri con il Centro-studi di Lamezia “Anthurium”, fin dagli anni ’90, che ha avuto come risultato più significativo una mostra-concorso di pittura e scultura per raccogliere artisti, riuscendo a mettere insieme 60 artisti, non solo italiani. Così inizia una collaborazione importante e nasce un corso di ceramica con rivisitazione della tecnica raku. La Barbuto ha raccontato che da quella esperienza “Nino Forestieri realizza l’affascinante collezione esposta nella Sala consiliare dove raffigura sia la mitologia che la realtà della nostra storia donando queste opere al centro-studi di Lamezia”. Nel 2010 poi  “l’Anthurium” ha dato in comodato d’uso al Comune di Rombiolo queste straordinarie opere.

Anche Gilberto Floriani nel suo intervento, ha messo in rilievo che “il centro ispiratore della poetica di Nino Forestieri sono stati i contadini, e lo ha reso universale con la sua arte. Poi ha ricordato la mostra antologica organizzata nei primi anni del 2000 in cui veniva fuori che Nino Forestieri ha esplorato diversi linguaggi artistici. In seguito, ha spiegato Floriani – nella veste di direttore artistico del Sistema Bibliotecario Vibonese – “si è lavorato ad un catalogo che per qualche motivo poi non è stato pubblicato”. Inoltre ha fatto riferimento all’esposizione di artisti vibonesi, “Il giardino dei pensieri” che si trova nelle teche di Corso Umberto, dove si trova una scultura di Nino Forestieri che rappresenta una Minerva. Infine ha proposto di realizzare una monografia su Nino Forestieri e recuperare così le sue opere affinché venga sancito il legame tra l’artista e Rombiolo, “molto importante perché va a rafforzare la sua identità, in quanto quando “la nostra generazione verrà meno si rischia di essere dimenticato”.

A dare il sigillo finale l’intervento di Antonio La Gamba (artista) il quale ha riconosciuto in Nino Forestieri un maestro per il percorso artistico. In particolare La Gamba ha voluto testimoniare la sua generosità di Forestieri raccontando un aneddoto: “Quando sono stato a Milano per la mia prima mostra lui ha voluto portarmi nel suo studio, e mentre stavamo per uscire mi fa omaggio di una sua opera dicendo che non era possibile che l’amico di un mio amico vada via a mani vuote. La Gamba ha spiegato che quello era un modo di esprimere se stesso, di essere calabrese e per manifestare l’umanità che contrassegnava Nino Forestieri: “Anche se qualcuno ne ha approfittato, perché i veri amici hanno meno opere di quanto ne avrebbero potuti avere perché avevano rispetto della sua arte”. E per dare ancora valore alla sua generosità ha ricordato che quando è stata realizzata la mostra permanente “Il Giardino del pensiero”, Forestieri “è stato l’unico che ci ha mandato una scultura in bronzo”. Anche La Gamba ritiene importante recuperare le sue opere affinché facciano parte della collettività e organizzare delle giornate dedicate all’attività artistica di Nino Forestieri ma anche istituire anche una borsa di studio con la scuola d’arte per ricordare Nino e la sua arte.

Infine l’intervento la moglie di Nino Forestieri, Antonietta Brancia, che ha voluto ringraziare il sindaco Petrolo, l’Amministrazione comunale e tutti gli amici e gli ospiti per averlo ricordato con affetto e stima e che hanno reso possibile la commemorazione. Si sottolinea ancora l’intervento del nipote Alessandro Forestieri che ha voluto ringraziare l’Amministrazione comunale e gli ospiti che sono intervenuti a testimoniare il talento artistico dello zio.

 

Il rito della benedizione dell’urna cineraria nel cimitero di Vibo Valentia, il dipinto nella cappella della nonna Elisabetta Marasco, il suo innato spirito goliardico, la sua grande cultura, generosità e l’amore per i bambini   

L’occasione per la commemorazione che si è svolta il 16 maggio a Rombiolo è stato l’arrivo dell’urna con le sue ceneri portate dalla moglie e poste nella cappella di famiglia, vicino alla nonna Elisabetta Marasco, che lo ha cresciuto ancora infante. Il rito della benedizione dell’urna cineraria è stato officiato lunedì mattina da mons. Giuseppe Fiorillo, legato a Nino Forestieri da amicizia fin dalla sua adolescenza. Un’occasione per rievocare l’importanza della sua arte e la personalità dell’artista con una serie di aneddoti. Tra i tanti la cugina dell’artista, Rita Fiorillo, ha raccontato quello dei manifesti funebri fatti affiggere a Reggio quando frequentava il liceo artistico per raccogliere dei soldi per le esequie. In queste trovate veniva fuori il suo spirito goliardico, in quanto era voluto bene dai suoi compagni. A Milano subisce una breve detenzione perché coinvolto in una protesta del movimento femminista. Nino si trovava a passare per caso. Vedendo il corteo e la polizia schierata ha preso in mano ma immediatamente è stato arrestato. Si è difeso da solo spiegando al giudice che aveva preso quella pietra per motivi artistici: la sua testimonianza ha convinto il giudice che lo ha assolto. Ironizzando con Nino la cugina Rita gli ricordava che è stato l’unico maschio ad essere arrestato in una protesta delle femministe. Inoltre la cugina ha sottolineato il suo amore per i bambini, che amava circondarsi sempre e giocare. Una immagine questa, che richiama Cristo basato e il messaggio evangelico “Lasciate che i fanciulli vengano a me” in cui lega la salvezza con il rispetto della sacralità dei più piccoli. Nei racconti sulla sua vita è emerso che Nino Forestieri aveva una cultura approfondita che spaziava nei diversi campi e che era un uomo che ha dimostrato grande generosità.

Nella cappella fatta costruire dalla nonna con cui ha vissuto fin dai suoi primi giorni di vita, si trova un suo dipinto realizzato sullo sfondo del muro nel Sessanta. Nell’opera spicca la scena della Stabat mater: Cristo crocifisso e lo strazio della madre sotto la croce. Mons. Fiorillo ha ricordato che nella figura della Madonna Nino ha voluto rappresentare la madre.

La sua storia è stata segnata da impegno politico, da lotte sociali e soprattutto dall’amore per l’arte e la cultura che ha tradotto nelle tantissime opere che sono sparse in Italia e all’estero, che l’artista molto spesso donava per la sua innata generosità. Dopo la formazione al liceo artistico di Reggio Calabria e all’Accademia delle belle arti di Roma, si trasferisce a Milano. Il suo talento artistico si esprime fin da giovanissimo e sperimenta diversi linguaggi. Nella sua personalità ribelle con ispirazioni anarchiche, si è portato dentro le sue radici, il mondo dei contadini, delle persone più umili, gli offesi della storia che hanno subito ingiustizie e oppressioni, vittime di soprusi e di violenze da parte dei dominatori. Motivo che ritorna nei suoi dipinti e nelle sue sculture le figure che provengono dal mondo rurale e quindi in esse ha espresso la sua poetica e il suo forte legame con Rombiolo. La sua vita possiamo racchiuderla nell’immagine romantica di “genio e sregolatezza”, ribellione e grande passione, generosità, disobbedienza civile, insofferenza verso il modello borghese-capitalistico contro le cui convenzioni e l’ipocrita moralismo ha sempre lottato. Ha vissuto con coerenza questi ideali che li ha manifestati coniugando pensiero, arte e impegno. Fondamentalmente in Nino Forestieri si avverte il profondo desiderio, in particolare attraverso l’arte, di ricerca della libertà che si traduce a suo volta anche in una tensione irrisolta verso il mistero della creazione e della sofferenza umana.  L’impressione che si riceve dalle sue opere e dall’elaborato linguaggio simbolico, è quella di un atto creativo per poter riplasmare la materia e far affiorare l’essenza più profonda, la verità nascosta. Sotto questo profilo e con questa lettura avviene la trasfigurazione dei soggetti e delle immagini, per elevarli in una dimensione spirituale. Il linguaggio simbolico dove è insita una elaborazione non solo sotto il profilo tecnico-artistico, ma soprattutto umana e spirituale, come racconta il dipinto che Nino Forestieri ha realizzato ventenne nella cappella.  Nel linguaggio dell’arte, quando avviene una ricerca culturale e spirituale, si percepisce l’anima dell’artista che genera corrispondenze quando si interroga la sua musa.

La storia di Nino Forestieri fa emergere una personalità poliedrica, con tante sfaccettature, che non è facile inquadrare attraverso definizioni codificate storicamente e semanticamente in determinate categorie. Questo significa che la sua coscienza storica, etica ed estetica ha creato una rottura con le strutture borghesi. Un filo che possiamo rintracciare negli artisti che hanno manifestato la loro insofferenza con comportamenti radicali e di rottura nei confronti del mondo industrializzato che si andava profilando già nella seconda metà dell’Ottocento, come accade con il movimento dei simbolisti francesi, quando si affermano i processi inesorabili di meccanizzazione, di alienazione e di mercificazione della società che andava massificandosi (emblema è la raccolta poetica de “I fiori del male” di Baudelaire); ma anche alle lotte sociali e politiche degli anni Sessanta, con i vari movimenti contro l’ideologia del consumo e le strutture borghesi con la distruzione dei valori umani, etici e culturali millenari presenti nella civiltà contadina, riducendo l’essere umano a merce in vendita (omologazione, mutazione antropologica, conformismo, distruzione delle civiltà preindustriali come denunciato da Pier Paolo Pasolini nei primi anni Settanta negli “Scritti corsari”, in “Lettere luterane” e nei diversi film che ha realizzato come regista).

Le origini e l’esperienza legata alle sue radici è stata sempre presente nelle sue opere, così come la matrice classica greca, che ha rappresentato il legame profondo storico e ideale con la Magna Grecia, una sorta di archetipo testimoniato dal ricorso al linguaggio simbolico e dal richiamo al mito.

Il legame con la matrice ancestrale, l’archetipo, che emerge attraverso l’arte e i linguaggi artistici sono fuoco che arde: non solo parla il linguaggio remoto ma comunica con il presente e soprattutto con il futuro. Come accade nei miti: affondano le radici in un tempo remotissimo, nell’inconscio collettivo, ma riescono a parlare sempre la lingua del presente ma anche del futuro. Questa è la forza, la bellezza, la potenza dell’arte. E indubbiamente Nino Forestieri riesce a creare questo cortocircuito nelle diverse dimensioni comunicative: di carattere simbolico, esistenziale e spirituale. Quello che emerge con forza è la ricerca della libertà attraverso l’arte. La potenza catartica ma anche di illuminare. Nelle sue opere possiamo identificare delle epifanie in cui vengono fuori delle immagini con una potenza profetica: l’arte quando scava in profondità diventa profezia, perché lavora fisicamente la materia e la trasfigura, la ricrea. Lo rivela l’etimo della parola verità in greco, aletheia, “portare alla luce ciò che è nascosto” come avviene nell’arte maieutica della filosofia socratica.

Nicola Rombolà

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