Salute

Sbiancamento dentale: tutto ciò che c’è da sapere

Quando si guardano allo specchio, molte persone non sembrano soddisfatte dei risultati offerti dall’igiene orale. Un bel sorriso è un biglietto da visita importante, che andrebbe curato facendo ricorso sia a trattamenti fai da te che a cure professionali. Col passare del tempo, infatti, i denti tendono a perdere la loro naturale luminosità, apparendo sempre più opachi. Inoltre, è possibile che compaiano macchie più o meno scure sulla loro superficie, rovinando la bellezza del sorriso. I motivi? Tali imperfezioni possono dipendere da caratteristiche genetiche poco favorevoli, dal fumo, dall’assunzione di bevande o di cibi particolari. Per fortuna, però, è possibile correre ai ripari e correggere i difetti più evidenti prima che peggiorino ulteriormente.

Metodi fai da te utili per sbiancare i denti

Il consiglio è di ricorrere sempre alla pulizia e allo sbiancamento dentale professionali, trattamenti eseguiti presso appositi studi medici. La pulizia dei denti è una procedura indicata per rimuovere le incrostazioni di tartaro e placca più ostinate, che tendono a depositarsi tra dente e dente oppure tra dente e gengiva. Questo trattamento viene eseguito da igienisti specializzati e serve a mantenere i denti in perfetta salute, salvaguardandoli dalle carie e da altre patologie gengivali e dentali, tra cui gengiviti e piorrea. L’igiene quotidiana, sebbene eseguita in maniera attenta e meticolosa, spesso non basta a rimuovere placca e tartaro. La pulizia orale che tutti noi eseguiamo tra le mura domestiche, infatti, solleva i batteri e i residui di cibo dalla superficie dei denti depositandone buona parte negli spazi interdentali. Tartaro e placca accumulati tra dente e dente o al di sotto delle gengive tendono a peggiorare la salute dei denti e del cavo orale. Inoltre, il progressivo assottigliamento dello smalto fa apparire i denti sempre più gialli, poiché il colore della dentina (la sostanza situata al di sotto dello smalto) è più scuro rispetto a quello dello smalto.

I dentifrici che promettono di sbiancare i denti in maniera efficace

Alcuni dentifrici possono rendere il sorriso più luminoso e i denti più bianchi. Per uno sbiancante denti efficace si consiglia di fare affidamento sui marchi più noti. È importante preferire dentifrici contenenti ossigeno o perossido di carbammide (in basse concentrazioni), in grado di conservare i risultati ottenuti attraverso un trattamento sbiancante professionale. Inoltre, è fondamentale optare sempre per prodotti che contribuiscano a rinforzare lo smalto e a riparare i denti: più lo smalto è forte, meno risulterà trasparente e meno tenderà ad ingiallirsi! Meglio evitare, invece, i prodotti troppo abrasivi, che alla lunga possono rovinare lo smalto dei denti. L’indice di abrasività, specificato con la sigla RDA, è quasi sempre presente sulle confezioni: i prodotti a bassa abrasività hanno un punteggio inferiore a 80, quelli a media abrasività hanno un punteggio compreso tra 80 e 100, mentre quelli che superano il valore appena indicato sono considerati dentifrici ad elevata abrasività.

Trattamento professionale: con quale frequenza è possibile ripeterlo?

In genere, si consiglia di sottoporsi a un trattamento di pulizia professionale non più di due volte all’anno. Chiaramente, molto dipende dalle condizioni del paziente, dalla sua età, dalle sue abitudini (fumatore, consumatore di cibi e bevande che contribuiscono a macchiare i denti, etc), dalla quantità e dalla tipologia di macchie. Ai pazienti con qualche anno in più si consiglia di utilizzare dentifrici sbiancanti in grado di allungare gli effetti del trattamento e rafforzare lo smalto.

Quali sono le situazioni in cui è meglio evitare lo sbiancamento?

Meglio evitare lo sbiancamento professionale in gravidanza e allattamento e, in generale, prima dei 16 anni d’età. Inoltre, meglio ridurlo in caso di restauri o protesi, poiché il gel utilizzato produce effetti visibili soltanto sui denti naturali. Infine, chi soffre di infiammazioni gengivali o delle mucose dovrebbe prima risolvere tali problematiche. Ma, allora, come sbiancare i denti in questi casi? Il consiglio è quello offerto poc’anzi: acquistare un buon dentifricio, ovvero il miglior supporto possibile per mantenere inalterati i risultati del trattamento eseguito dal proprio dentista di fiducia. Si consiglia, inoltre, di utilizzare sempre il filo interdentale, l’unico strumento in grado di rimuovere efficacemente i residui di cibo e il tartaro che si accumulano negli interstizi dentali.

Sbiancamento dentale: le varie tipologie

Le metodologie impiegate sono diverse e tutte poco invasive. Quella più diffusa vede il paziente seduto in poltrona e l’igienista che rimuove placca e tartaro mediante l’uso di un gel ad elevata percentuale di perossido di idrogeno. Quest’ultimo viene attivato tramite un laser o un led, che consentono al prodotto di liberare l’ossigeno, disgregando gli strati e i pigmenti più radicati. In genere, l’igienista applica il prodotto due o tre volte durante una singola seduta. Lo sbiancamento domiciliare, invece, viene effettuato a casa. Si utilizzano mascherine trasparenti personalizzate, che vanno applicate sulle arcate dentali e indossate per tutta la notte. All’interno della mascherina va steso un gel a media concentrazione di perossido di idrogeno, in grado di agire direttamente sulle concrezioni presenti sullo smalto dentale. Tali mascherine possono essere usate per sette/dieci giorni consecutivi, a seconda delle condizioni dei denti. Infine, è possibile optare per lo sbiancamento rapido in studio. Viene effettuato subito dopo il trattamento d’igiene dentale canonico e funziona in questo modo: l’igienista applica un gel a bassa concentrazione di perossido di idrogeno e lo attiva usando una fonte luminosa. Il gel va tenuto in posa per una decina di minuti, lasso di tempo durante il quale dona ai denti una maggior luminosità. I vari tipo di sbiancamento possono essere combinati tra loro a seconda delle esigenze e degli obiettivi prefissati.

Redazione

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