Ricca di fascino e bellezza, Benevento è una città che cattura anche per la sua storia segnata da leggende e miti. L’origine del nome è ancora abbastanza controversa, ma stando alla teoria di Raffaele Garrucci sarebbe da ricondurre al termine Malies, una parola in lingua osca, successivamente mutata in Maloenton.
Anche se secondo altre teorie filologiche il nome Maloenton avrebbe una genesi greca (intesa come variante dorica di Mèlon che significa gregge), è certo che questo durante il dominio romano venne trasformato in Maleventum ovvero “malumeventum”.
Ciò sia in virtù della somiglianza del morfema entos con il genitivo latino iontos, sia a causa della clamorosa sconfitta subita dal popolo romano nella battaglia delle Forche Caudine, che vide vincitori i sanniti guidati da Gaio Ponzio. La città verrà battezzata Beneventum solo in seguito alla sconfitta dei sanniti da parte delle milizie romane, indicando quindi quel territorio come un luogo di buon auspicio.
Ancor più singolare la leggenda della fondazione della città, che sarebbe attribuita a Diomede, un cittadino acheo celebrato per la prodezza dimostrata durante le battaglie della Guerra di Troia. Citato anche nell’Odissea di Omero, questo mitologico combattente sarebbe stato vittima di un episodio di infedeltà da parte della moglie, che lo avrebbe costretto a lasciare la città natale per trasferirsi in Italia.
Qui va in aiuto al re Dauno nella guerra contro i messapi, ma quando gli viene negato il compenso stabilito, Diomede rivendica i territori che gli erano stati promessi. Così fonda la città che diventerà Benevento e ne traccia il confine con delle pietre che sarà impossibile rimuovere. Come segni di riconoscimento porta in città le zanne appartenute al cinghiale caledonio, che lo zio di Diomede (Meleagro) aveva ucciso durante una battuta di caccia.
A confermare la fondazione di Benevento da parte di Diomede sono diverse immagini e rappresentazioni del cinghiale che, oltre ad essere ancora oggi presente nello stemma del Comune, è raffigurato in un bassorilievo che si trova nel palazzo arcivescovile e in uno stemma affisso sul campanile dell’arcivescovado.
Nonostante le discussioni ancora in corso negli ambienti accademici sulla provenienza del nome, è certo che i greci hanno giocato un ruolo fondamentale nella fondazione della città di Benevento. E poiché la Grecia è spesso definita il paese degli Dei, e visto che all’epoca della fondazione anche Benevento ne faceva parte, possiamo dire che la città ha un legame stretto con la spiritualità. Come dimostrano anche le tante leggende di streghe che aleggiano sul territorio.
La storia di Benevento passa attraverso lunghe dominazioni: ai sanniti succedono i romani e con la fine dell’Impero si arriva alle dominazioni barbariche. I primi a prendere possesso di questo territorio nel 490 furono i goti, guidati da Teodorico, successivamente allontanati dalle truppe dell’Imperatore d’Oriente Giustiniano, che riuscirono a liberare la città tra il 536 e il 537. Ma il ristabilito dominio romano ha vita breve: nel 571 i longobardi prendono possesso della città.
Il regno longobardo durerà fino alla sua caduta ad opera dei franchi, nel 774. È in questo lasso di tempo che a Benevento nascono le prime leggende sulle streghe, strettamente legate alla figura mistica di San Barbato. Stiamo parlando di un vescovo che sarebbe riuscito a convertire i barbari al cristianesimo, invitandoli ad abbandonare culti pagani e superstizioni.
E secondo la leggenda proprio mentre si estirpava l’albero di noce che i longobardi usavano per strani rituali, dalle radici squamose sarebbe apparso il diavolo in forma di serpente. Questa apparizione è riportata in alcuni testi, ma sembra principalmente un racconto volto ad avvalorare le leggende delle streghe legate al territorio.
Il collegamento tra i due fenomeni? Pare che i longobardi riunendosi intorno all’albero di noce usassero sacrificare animali e utilizzare una pelle di caprone a scopo rituale. Masticando anche parti del manto nella convinzione di acquisire una parte della forza che esso avrebbe racchiuso in sé. Si trattava quindi di riti che agli occhi della popolazione (già da tempo di religione cristiana) apparivano come atti di stregoneria.
Ecco, quindi, che l’abbattimento dell’albero di noce ha un significato estremamente simbolico: sradicandolo si intende sradicare anche la stregoneria dal territorio di Benevento. Lo testimoniano anche alcune incisioni dell’epoca, che rappresentano San Barbato (all’epoca vescovo della città) distruggere l’albero delle streghe.
Al Santo sono riconosciuti due grandi meriti: aver convertito gli invasori barbari alla fede cristiana (che era il culto locale già da diversi secoli) e aver abbattuto le streghe che si erano insediate nel territorio. La presenza delle streghe resta comunque radicata nella tradizione cittadina, tanto che miti e leggende continuano ancora a circolare. Soprattutto quelle riguardanti le Ianare e il Mazzamauriello.
In conclusione, possiamo dire che se le origini di Benevento sono ancora dibattute, il suo legame con la cultura greca e con la spiritualità è innegabile. Testimonianze della storia e della mistica della città si offrono ogni giorno agli occhi degli osservatori più attenti.
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