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Vivere “Timpi Timpi”: la riscoperta dei luoghi che incastonano la storia del borgo di Motta Filocastro

L’appassionato impegno dell’associazione culturale “Il Tocco” e della comunità, ha dato i suoi frutti:  il borgo di Motta Filocastro e il suo territorio sono punto di attrazione per tante persone provenienti da tutta la regione. Nella seconda edizione dell’itinerario naturalistico “Timpi Timpi” (sabato 22 luglio), tantissima partecipazione, ma soprattutto una esperienza che i presenti si porteranno dentro come patrimonio emotivo e culturale. Il rapporto con la natura e la conoscenza della storia dei luoghi diventa vitale in un mondo in cui imperano i “non luoghi” e si rischia la cancellazione della vera identità che si genera con la sensibilità etica ed estetica e si misura con l’alterità e la diversità degli ambienti naturali, essenziali all’evoluzione dell’umanità nella codificazione intuitiva della bellezza.

Il cammino esperenziale è stato anche una prova corale di ospitalità e di organizzazione da parte dei componenti dell’associazione il “Tocco” e della comunità intera.

Altri due importanti appuntamenti sono previsti nei primi giorni di agosto: “Arte in Borgo”, estemporanea dedicata ai bambini (mercoled’ 2 agosto) e la grande rievocazione storica medievale “Filocastrum Fest (9 agosto) giunta alla IX edizione.    

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti” (Cesare Pavese, La luna e i falò, 1949)

“La natura nasconde i propri segreti perché è sublime, non perché imbroglia” ha vaticinato Albert Einstein, tra le molteplici intuizioni non solo scientifiche. La riscoperta della natura e dei luoghi che hanno una storia da raccontare diventano un bisogno dell’anima e non solo del corpo e sta crescendo il desiderio di partecipazione nelle comunità. Nonostante l’imperante dominio della tecnologia e il tentativo di chi ha il potere di orientare i comportamenti per poterne controllare perfino i desideri più reconditi, ci sono, per fortuna, degli “istinti” che non possono essere controllati dagli strumenti tecnologici e mediatici.  E l’anelito verso la libertà passa attraverso la natura, con il suo linguaggio segreto, rigenerante.

Questo spirito lo hanno potuto sperimentare sabato scorso (22 luglio) una moltitudine di persone provenienti da tutta la Calabria, protagonisti del cammino esperenziale “Timpi Timpi” (II edizione). L’evento è stato organizzato dall’associazione culturale “Il Tocco” in collaborazione con “Asproseby”. Oltre 100 persone, tra adulti, giovani e bambini hanno potuto vivere un pomeriggio, pur con il caldo torrido, in mezzo alla frescura dei boschi e ai paesaggi incantevoli che circondano Motta Filocastro. Il territorio è caratterizzato da colline segnate da piccole e articolate vallate attraversate da fiumare. In questo percorso si incontra una fitta vegetazione con una molteplicità di piante e alberi e un lungo serpente umano si è snodato nei sentieri tracciati già lo scorso anno.

L’itinerario ha avuto come tappe intermedie un canale ad archi che azionava  un mulino ad acqua, il santuario di Santa Croce, la grotta eremitica dei Tavolari (X-XI secolo) luogo di eremitaggio per i monaci italogreci seguaci di San Basilio; poi un suggestivo casolare di terra cruda (costruito con le tradizionali “breste”); ed infine, come ultima tappa, il centro storico di Motta Filocastro con le “Porte della memoria”: una rievocazione artistica di personaggi e citazioni tratte dal romanzo di Pietro Lazzaro “Mille anime” che hanno ripopolato le porte delle case abbandonate.

Il percorso (di circa 7 km) è stato accompagnato dai zampognari di Cardeto, ma anche da musicanti locali che hanno animato i camminatori con canti e balli al ritmo della tarantella. Un viaggio alla riscoperta dello stare insieme e fare festa insieme alla natura, come nei culti delle civiltà antiche per risvegliare memorie ancestrali dando forma all’inconscio collettivo come negli archetipi. A fare da guida Francesco Biasi che ha illustrato il territorio sotto il profilo storico e artistico; mentre il presidente dell’associazione “Il Tocco” Graziano Ciancio ha accompagnato gli ospiti raccordando i vari momenti lungo il dispiegarsi del percorso.

In questo viaggio emozionale due soste per poter ristorare le forze grazie alla partecipazione di alcune aziende locali con il patrocinio del GAL Terre Vibonesi, che hanno offerto i loro prodotti, come il Frantoio Mafrica (Limbadi), le cantine di Casa Comerci (Badia di Nicotera),  di Artese (Vibo Valentia),  di Rombolà e Masicei (Brattirò di Drapia), la macelleria Galasso (Motta Filocastro) e la distilleria Caffo (Limbadi). Ma poi, per dare l’ultimo corale “tocco” a questa importante e vitale esperienza, i componenti dell’associazione con la partecipazione attiva della comunità di Motta Filocastro, hanno preparato un conviviale nella piazza del centro storico di fronte alla chiesa di Santa Maria della Romania, dove gli ospiti hanno potuto gustare i tradizionali “fileia” offerti dai pastifici Colacchio (San Costantino Calabro) e Soldano (Limbadi), e tanti dolci preparati dalle famiglie. Una festa dell’ospitalità che ha coinvolto anche il parroco don Michele Arena.

Il borgo di Motta Filocastro grazie all’appassionato ed inesausto impegno dell’associazione “IL Tocco”, che opera ormai da oltre 18 anni, è diventato un punto di attrazione per tutto il territorio regionale, mettendo al centro la storia del borgo e quella del territorio e riuscendo a coinvolgere tante persone nelle diverse manifestazioni, eventi ed iniziative di carattere sia sociale che culturale, ricreando così il genius loci di questo borgo medievale dove nell’XI secolo Ruggero il Normanno fece erigere un castello.

Il prossimo appuntamento (9 agosto) di grande fascino è il rievocativo “Filocastrum fest” (IX edizione) con artisti, giullari e cantori che faranno rivivere la vita del borgo nel Medioevo. Un grande sforzo organizzativo e anche finanziario per portare a compimento questi importanti eventi con un corale lavoro tra tanti giovani e adulti.

In attesa di questa rievocazione mercoledì 2 agosto ci sarà un altro significativo evento artistico che coinvolge i più piccoli, “Arte in Borgo” (II edizione). I bambini dovranno cimentarsi con la pittura attraverso una estemporanea. I dipinti poi saranno esposti nel corso della manifestazione “Filocastrum Fest”.

 

Chi non ha sogni non lascia segni 

Il futuro dell’umanità è legato al risveglio delle comunità e dei territori. E deve portare la firma di questi piccoli luoghi in cui si rinnova la linfa  dei sentimenti e delle emozioni collettive, attraverso la riscoperta della storia e della memoria, dell’identità e delle relazioni umane e fisiche popolando l’agorà. Come ha prefigurato lo scrittore Pietro Lazzaro, nel suo romanzo rievocativo “Mille anime”, in cui ad una visione distopica ha ricreato un’utopia che adesso si sta concretizzando. Chi non ha sogni non lascia segni.

Proprio in questi giorni (24 luglio) è scomparso il teorico dei “non luoghi”, l’antropologo, etnologo e filosofo Marc Augé, autore nel 1992 di un testo che ha segnato l’epoca di passaggio dall’analogico al digitale dal titolo “Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità”. Adesso lo abbiamo compreso, anche attraverso le riflessione del sociologo Zygmunt Bauman che ha teorizzato una “modernità liquida” (1999): è il mondo che ci è stato cucito addosso con il virtuale, gli algoritmi, la cibernetica, le piattaforme social, diventato un “non luogo”, non solo i centri commerciali, le sale di attesa degli aeroporti e tutti gli strumenti tecnologici che isolano e disumanizzano l’uomo (oltre ad espropriarlo da una visione dei saperi complessiva). La sua evoluzione nei millenni con esperienze umane fondamentali per la crescita emotiva, sentimentale, cognitiva e che si è trasformata in coscienza etica ed estetica, adesso rischia di avere effetti imprevedibili con il trasferimento delle relazioni e delle conoscenze in ambienti artificiali.

Nella storia dell’umanità ci sono stati sempre corsi e ricorsi storici. Il tempo ciclico della storia raccontato da Gianbattista Vico ne La scienza nuova è una lectio magistralis per comprendere la profonda crisi in cui si dibatte l’individuo della post-modernità e il bisogno dell’uomo di riscoprire la propria infanzia, e ritornare alle esperienze in cui il linguaggio emotivo si genera nel rapporto con la natura: il ritorno ad una dimensione classico-romantica delle esperienze, con messaggi che l’uomo riceve in modo spontaneo e misterioso. Le piante, i fiori, la voce del vento, i profumi, gli odori, i colori, la diversità delle forme, i vari paesaggi e tutto quello che la natura esprime, hanno generato la mitopoiesi, senza la quale non ci sarebbe stata la civiltà classica e quella umanistico rinascimentale. Punto focale è ricreare il rapporto armonioso ed equilibrato con l’ambiente (umano, naturale, animale e vegetale), scandito dalla “misura” dal kata métron. L’attuale società invece è dominata dalla “smisuratezza”, dal delirio di onnipotenza, dalla prepotenza, dalla hybris, dalla continua dissacrazione delle creature e della loro sacralità. La vera cultura fiorisce quando si ricrea l’armonia interiore e esteriore tra l’uomo, la terra e il cielo,  come ha concepito l’uomo vitruviano Leonardo da Vinci, sintesi della visione umanistico-rinascimentale. Questa relazione richiama l’esperienza millenaria dei contadini, che hanno misurato la propria esistenza attraverso gli eventi meteorologici, gli strumenti che loro stessi costruivano per il lavoro e le proprie forze fisiche e spirituali. E in questa continua “misura” per la sopravvivenza, nonostante la miseria e le tante ingiustizie subite, hanno elevato la loro dignità attraverso lo spirito di sacrificio. Con la distruzione della civiltà contadina si prefigura la distruzione della stessa umanità, come hanno riflettuto a livello globale Pier Paolo Pasolini con l’ideologia dei consumi e la mutazione antropologica (Scritti corsari) nei prima anni Settanta, e a livello locale Giuseppe Berto nello stesso periodo (si veda in particolare “La ricchezza della povertà”, 1972, poi Profondo Sud, 1968, Calabria, 1970 e Rimpianto di una civiltà, 1974). Da opposte visioni o “punti di svista”, entrambi gli scrittori giungono alle stessa conclusione: la condizione di una umanità senza più identità preda del genocidio culturale e del consumismo, manipolata e narcotizzata dai mass media e dal modello dominante imperialista con il controllo totalitario cibernetico, svuotando il pensiero e la coscienza etica dei fondamentali contenuti umani, uniformando idee, sentimenti, desideri. L’obiettivo è rendere merce l’essere umano per poterlo vendere nel mercato come qualsiasi prodotto ben confezionato da esporre nei centri commerciali.  Siamo di fronte ad una società reclusa nei nuovi labirinti tecnocratici: la stragrande maggioranza degli esseri umani non ha in mano il filo di Arianna, anzi sceglie la nuova schiavitù come modello di libertà (il consumismo, il materialismo, il nichilismo e l’identità digitale).

Nicola Rombolà

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