Esteri

La Nato non indica quando sarà il momento per Kiev di far parte del Patto Atlantico

Va in scena l’arte della mediazione che fa felici tutti ma non risolve nulla. La Nato con il lodo Stoltenberg prova a “coprire” le spaccature all’interno del Patto Atlantico. Dopo l’avventura ucraina ufficialmente sono tutti convinti sostenitori di Kiev, ma in realtà più di uno vorrebbe abbandonare l’Ucraina al suo destino.

Via con la mediazione…Gli alleati hanno optato per l’eliminazione del Map per l’Ucraina. Si chiuderà un occhio sul Membership Action Plan, il percorso di riforme necessario per entrare nella Nato. Ma non è dato sapere quando verrà il momento per Kiev di far parte del Patto Atlantico. Infatti il pacchetto ideato dal segretario generale Jens Stoltenberg per permettere agli alleati di andare oltre la promessa vaga del summit di Bucarest, nel 2008, ha ottenuto disco verde da parte di tutti. Volodymyr Zelensky vorrebbe di più di vaghe promesse ma a partire da Joe Biden nessuno vuole andare oltre. I negoziati, in vista del vertice di Vilnius, continuano.

Gli Usa e la Germania sono fermi sulle loro posizioni. Per Washington e Berlino impegnarsi ora non avrebbe senso, le incognite sono troppe. La controffensiva ucraina avanza ma a passo di lumaca. L’ingresso dell’Ucraina nella Nato avrebbe “conseguenze molto, molto negative” e richiederebbe alla Russia una reazione “ferma”, ha ribadito per l’ennesima volta il portavoce di Putin, Dmitry Peskov. Se il Cremlino non ha un veto su chi può entrare e chi no serve avanzare con prudenza. Il pacchetto elaborato da Stoltenberg per trovare un punto di caduta tra i progressisti e i conservatori dell’Alleanza viene giudicato “sufficiente e bilanciato”. Il quadro sarà poi completato dalle “garanzie di sicurezza” bilaterali che molte capitali stanno concordando tra loro.

Il lodo Stoltenberg, oltre alla rimozione del Map, che trasformerà l’adesione dell’Ucraina da “un processo in due fasi a uno in un’unica fase”, prevede un programma di aiuto annuale da 500 milioni di euro per rendere le forze ucraine sempre più interoperabili con quelle della Nato. All’Alleanza sottolineano come si tratti di un passo avanti “concreto”. Poi il rafforzamento dei legami politici con la creazione del Consiglio Nato-Ucraina, che debutterà domani, al secondo giorno del vertice, con la presenza di Zelensky. “Siederà alla pari con gli altri 31 alleati, più la Svezia: non è solo cerimonia, si tratta di uno sviluppo importante”, precisa un diplomatico alleato. La rimozione del Map è stata accolta con favore dal ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba. Che dopo averla annunciata, su Twitter ha commentato. “È una decisione a lungo attesa e accorcia il nostro percorso verso la Nato”. Resta il nodo dell’invito. “Sono certo che tutti gli alleati concorderanno su un messaggio molto chiaro per quanto riguarda l’Ucraina”, ha affermato Stoltenberg.

Ma c’è anche il nodo dei dollari da sborsare. Da nove anni a questa parte la spesa militare dei Paesi europei e del Canada è crescita costantemente ma non basta, i dividendi della pace post crollo dell’Urss sono terminati. A Vilnius si dovrà aprire il portafoglio: dal 2024 il 2% del Pil dovrà essere il minimo. Rimane da capire quanto in fretta raggiungere quella soglia. Alcuni alleati – come Roma – chiedono una curva lenta…

Redazione

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