L’addio allo Spid è rimandato per effetto del contributo stanziato dal Governo di 40 milioni per una proroga biennale, che consentirà alla piattaforma di identità digitale di rimanere attiva anche nel 2024. Il provvedimento è stato incluso nel decreto Pnrr in discussione alla Commissione Bilancio al Senato “al fine di garantire la sostenibilità degli adeguamenti tecnologici richiesti ai soggetti gestori di Spid per la fornitura del servizio di identità digitale con nuove modalità operative imposte dalle misure del Pnrr”.
Il contributo dovrà servire “per il ristoro dei costi sostenuti per l’adeguamento delle infrastrutture tecnologiche alla crescente domanda da parte di utenti e service provider pubblici”. Il riferimento è all’investimento 1.4.4 nell’ambito della missione 1 componente 1 del piano che richiede appunto il rafforzamento del sistema di identità digitale. Ma lo stanziamento servirà anche a risolvere la questione posta dai soggetti privati che attualmente garantiscono lo Spid: le convenzioni con il governo (già prorogate) sono in scadenza il prossimo 23 aprile. Il gestori lamentano l’insostenibilità finanziaria dell’attuale modello. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Butti, che ha la delega sulla materia, nei mesi scorsi aveva espresso la volontà di far confluire il sistema Spid in quello (pubblico) che passa per la Cie, la carta di identità elettronica. Questo processo però avrà tempi lunghi e nel frattempo c’è l’esigenza di garantire continuità ai circa 34 milioni di Spid in circolazione.
L’obiettivo del governo comunque è arrivare alla creazione di un’unica identità digitale gestita dallo Stato. Sono state attivate due nuove funzioni che permettono l’utilizzo della sola Cie per accedere a funzioni per le quali prima invece era necessaria l’attivazione dello Spid.
Il sistema unico sarà possibile grazie alla valorizzazione della Carta d’identità elettronica. Il 27 marzo il ministero degli Interni ha pubblicato delle novità sul sito cartaidentita.interno.gov.it. Infatti saranno sufficienti “le credenziali di livello 1 e 2, associate alla propria carta di identità elettronica, per accedere in modo più semplice e veloce ai servizi online della Pubblica amministrazione e a quelli dei privati dotati del pulsante Entra con Cie”. Prima, infatti, per accedere ai servizi della Pa si poteva ricorrere solo al livello 3, quello che richiedeva la presenza di un lettore di smart card per il pc o di uno smartphone con tecnologia Nfc. Ora invece, spiega il Ministero, “tutti i cittadini in possesso di Cie possono accedere ai servizi online in pochi passi e da qualsiasi dispositivo, semplicemente attivando una coppia di credenziali, username e password. O, se richiesto dal servizio, un secondo fattore di autenticazione (codice temporaneo OTP, scansione QR code)”. Se non si ha in mano la carta fisica, basterà digitare il codice Puk e il numero di serie della Cie consegnati dal comune in fase di richiesta della carta.
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