Calabria

Antonio Tavella – Poeta dimenticato

Francica (VV) – Mi trovavo insieme al noto pittore vibonese, all’artista Enzo Liguori, quando lui stesso chiama un signore negli anni, Rino ti presento “u poeta”, piacere Antonio Tavella. Mi incuriosisce il suo aspetto, noto subito in lui una persona semplice, un uomo negli anni pacato, dal sorriso timido ma parlando con lui sento un animo solare, semplice e gentile. Lo chiamano “il poeta contadino”, perché ha scritto delle poesie meravigliose, che raccontano la vita emotiva carica di sentimenti e quella del borgo contadino dove vive. Liguori gli fa recitare dei versi, è bravissimo, ma sa che anche io scrivo poesie ma non me ne ricordo una a memoria, sorridiamo e lo esorto a fammi vedere se ha qualcosa, va a casa e ritorna con un volumetto, un diploma e un paio di articoli di giornale. Vivo qua a Francica però sono nato nel ‘52 a Jonadi, in un paese qui vicino, dice; ed in questo paese ho vissuto gli anni della mia giovinezza, qui mi sono trasferito nel 1983 dove ho messo su famiglia, però ho sempre coltivato non solo la terra ma anche la passione per la poesia. Mi ricordo che ha soli 14 anni una mia poesia dal titolo “Maggio” mi venne pubblicata su un periodico di arte e cultura, “Mondo Musica” edito a Canicattì (AG). Poi nel 68 quando avevo 16 anni con il componimento “Rimpianto d’estate” ricevetti un diploma ad honorem in un concorso di poesia che si svolse a Napoli presso il Centro di Fraternità Latina. Io stesso mi definisco poeta contadino, in quanto sono nato da una onesta famiglia di contadini e loro mi hanno trasmesso l’amore per la terra, poi svolgendo l’attività nella forestale sono sempre stato a contatto con la natura che amo e rispetto dalla quale ho tratto ispirazione. Nei versi di Tavella troviamo riportato con umile semplicità e spesso con un velo di ironia frammenti di vita del suo vissuto. […] circundata di luvari, virdi colli e cerzi seculari, arza la testa, fatti curaggiu, arred’a li spadi dassa lu peggiu, […]  versi di una poesia dialettale che ci riportano nel tempo dove il contadino si recava nei campi e lui stesso si da forza e coraggio nella speranza di un domani migliore. Una lirica dialettale nei suoi versi caro Sig. Tavella che oggi come oggi in tutte le regioni d’Italia ha un’ampia produzione, spesso pregevole. È bello sapere che nonostante questa modernità, in questi tempi di delirio ci siano persone come lei capaci di avere una qualità che è data dalla sua semplicità di uomo.. “il mondo si risveglia al dolce canto degli augelli, al tiepido sole che dilegua la nebbia e, più splendente e bello, appare nel cielo per sorridere alla primavera che s’ode già nell’aere alitare dolcemente”. Non solo liriche nel dialetto ma anche versi in italiano, versi semplici, carichi di una squisita ingenuità, potrei definirli delicati. Ho scritto quello che mi diceva il cuore, ho vissuto per la mia famiglia, come tutti d’altronde lottando per la sopravvivenza e nella mia quotidianità quello che mi circondava, il sole, gli alberi, la luce, le persone mi hanno dato l’ispirazione. Il lavoro e la famiglia sono stati i padroni della sua vita, ma scommetto che mai ha abbandonato la vena poetica, si vero; ho vissuto lavorando ed ho cresciuto i figli, ed io sono figlio della nostra terra, che ho sempre amato, con quella educazione di sani valori morali che ho ricevuto dai miei genitori. Ho sempre avuto attenzione alle piccole cose, a quelle che forse a molti sfuggono perché presi da una vita frenetica. Tavella è un poeta che scruta nell’anima da acuto osservatore delle cose che mutano come le stagioni compresa l’esistenza umana, scrive i suoi versi di getto, versi che scorrono leggeri in una metrica che ci fa gustare le liriche da lui composte, molte della quali sono state inserite anni fa in un volume dal titolo “La luce dell’Alba”. Poesie che spaziano dalla sua profonda religiosità alla natura, poi troviamo altre di vita quotidiana, dove a volte lui è ironico e sarcastico verso i mali che affliggono la nostra società. In questo piccolo volume troviamo una quarantina di poesie che descrivono un mondo che per molti sembra lontano ma che ci appartiene, situazioni, personaggi e sentimenti scritti da un’anima semplice e nello stesso tempo arguta. Peccato che nessuno mai, proprio nella città di Vibo, recente città del libro e della cultura non si sia mai interessata al poeta contadino, ne la città ne le case editrici locali, spero proprio che dopo questo articolo, caro signor Tavella, qualcuno venga a trovarla perché scommetto che in tutti questi anni Lei ne avrà scritte di cose belle, e qui a Vibo, tra radio, giornali e Tv c’è ne di spazio anche per lei e per le sue composizioni.

Rino Logiacco

Rino Logiacco

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