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Le mille anime di Motta Filocastro

In un dei più suggestivi borghi del Vibonese, la frazione di Motta Filocastro (nel comune di Limbadi) in questi giorni si respira l’atmosfera natalizia con alberi di Natale, presepi e canti tradizionali, grazie al I concorso “Allestimundi”, promosso dall’Associazione culturale “il Tocco” con la partecipazione di tutta la comunità. 

Nel caratteristico borgo di Motta Filocastro in questi giorni, percorrendo le piccole “rughe” è possibile ammirare presepi e alberi di Natale. L’evento si lega al I° concorso “Allestimundi! Presepi e Alberi di Natale a Motta Filocastro – 2021” e si protrae fino al 6 gennaio. Il Natale è ricco di tradizioni e riti che si rinnovano. Ed è proprio a uno dei canti del vasto repertorio della musica tradizionale calabrese, “Allestitivi cari amici”, che i promotori di questo progetto si sono ispirati. “Allestimundi”, nel suo tratto idiomatico dialettale, può intendersi come allestire un albero, un presepe, oppure figurato, prepararsi con sollecitudine. E così che i Mottesi si sono adoperati ad allestire presepi o alberi di Natale da esporre sui balconi, sui davanzali, sulle finestre o negli angoli delle vie e piazze del borgo. Tutte le creazioni sono state fotografate e saranno pubblicate sulla pagina Facebook “Associazione Culturale Il Tocco – Motta Filocastro” secondo la propria categoria di appartenenza e fino al 5 gennaio chiunque potrà votare il suo presepe e il suo albero preferito.

L’iniziativa ha riscosso un grande successo fra gli abitanti. Per la realizzazione del progetto è stata messa in campo una grande sinergia tra le diverse realtà che operano nella comunità. Con l’Associazione culturale “Il Tocco” hanno collaborato anche la Parrocchia Mater Romaniae, le Suore Missionarie Francescane del Verbo Incarnato, il coro della chiesa e dei ragazzi del catechismo. In fondo si tratta di un progetto per animare un piccolo borgo che soffre, ormai da decenni, il fenomeno dell’emigrazione come tutte le altre località della Calabria, e ridare vitalità ad una comunità che in queste ricorrenze ritrova la sua identità. Dalle “Mille anime”, romanzo breve dal tono surreale, scritto da Pietro Lazzaro nel 1949, ora quelle anime si saranno ridotte ad un centinaio.

L’iniziativa ha avuto il patrocinio e il contributo dell’Amministrazione comunale di Limbadi, grazie al lavoro svolto dal sindaco Pantaleone Mercuri e dalla consigliera comunale di Motta Filocastro Alessandra Vallone. Nella serata inaugurale (12 dicembre), la passeggiata tra alberi di Natale e presepi è stata arricchita dal suono degli zampognari di Cardeto, Sebastiano e Giuseppe Battaglia e dei fratelli di origini mottesi Alex e Samuele De Rito.

Ma è  bene ravvivare la memoria sul significato storico e simbolico di queste tradizioni per riscoprire l’essenzialità e vivere il clima natalizio nella sua ispirazione originaria. Di fronte a tutto quello che accade in questo frangente storico con l’emergenza sanitaria e sociale, ci deve indurre a riflettere. Questo modello economico, sociale e culturale improntato al consumismo, non può più rispondere agli autentici valori del Natale, che non certo corrispondono allo spreco, all’indifferenza e all’egoismo che domina i comportamenti, generati dalla propaganda e dai messaggi pubblicitari imperanti sui media.  E’ necessario ritornare alla semplicità e bandire tutto quello che è superficiale, che genera disagio. Ritornare ai significati originari è il primo passo per rimettere al centro il destino dell’uomo e la sua missione, altrimenti ogni essere umano sarà orfano di sentimenti e di emozioni,  svuotato di ogni umanità alla mercé di mercenari spietati. Nell’attuale modello consumistico l’albero ha perso la sua funzione di sacralità. Nella sua tradizione più remota l’albero natalizio aveva assunto una valenza cosmica che lo collegava alla rinascita della vita dopo l’inverno e al ritorno della fertilità della natura. Questa tradizione ha un’origine pagana. Con l’avvento del cristianesimo si è creato un processo sincretico e l’albero si è caricato di valori simbolici legati alla figura di Cristo, come linfa vitale della Chiesa.   

A mantenere ancora lo spirito originale è invece il presepe, anche se come dimostra l’arte di costruire i presepi napoletani – ad esempio a San Gregorio Armeno – questa tradizione si è evoluta nella rappresentazione di personaggi a noi contemporanei. La storia del presepe, come molti sapranno,  ha come protagonista San Francesco d’Assisi. L’anno è il 1223 e il luogo Greccio, un paesino vicino a Rieti. San Francesco, arrivando probabilmente da Roma dove il Papa aveva confermato la regola francescana, si fermò nel paese dove abitava Giovanni Velita, seguace del santo. Quando vide le grotte vicino a Greccio, gli tornò in mente un’immagine: Betlemme, che aveva visto nel suo viaggio in Terra Santa. In particolare, le grotte dove era nato Gesù.

Forse colpito dalle scene dei mosaici che rappresentavano la Natività nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, San Francesco sentì forte il desiderio di “rappresentare il Bambino nato a Betlemme e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello” (Tommaso da Celano, Vita Prima, 84: Fonti francescane (FF), n. 468). A Greccio, quindi, viene allestito il primo presepe della storia: una grotta, una mangiatoia, un bue e un asino. Il 25 dicembre, attorno a questa scena si riunirono frati, uomini e donne della zona portando fiori e fiaccole. La storia del presepe iniziò quindi con un presepe vivente. Su questo praesepium, (mangiatoia), venne celebrata l’eucarestia da un sacerdote presente, in quanto San Francesco aveva scelto di rimanere diacono.

Nicola Rombolà

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