Esteri

Donald Trump non è colpevole per aver incitato l’insurrezione del 6 gennaio: respinto l’impeachment

Ultimo atto: assoluzione. L’ex Presidente statunitense Donald Trump “non è colpevole per aver incitato l’insurrezione del 6 gennaio”. A favore dell’impeachment 57 senatori, contrari 43. Non viene raggiunto il quorum di 67 favorevoli necessario per condannare l’ex presidente. Nel febbraio 2020 Trump superò il primo impeachment, sul caso Ucraina. Ora, unico caso nella storia, esce indenne anche dal secondo.

Il tycoon esulta da Mar-a-Lago, con una nota diffusa via mail dal suo 45 Office. “Voglio innanzitutto ringraziare il mio team legale (…) e i senatori che hanno difeso la Costituzione (.. ). Nessun presidente ha dovuto subire quella che è la più grande caccia alle streghe mai vista (…). Il nostro storico, patriottico e meraviglioso movimento, “Make America Great Again”, è solo all’inizio. Nei prossimi mesi avrò molte cose da condividere con voi e non vedo l’ora di continuare il nostro incredibile viaggio insieme”.

Il blocco dei conservatori perde qualche pezzo, ma non si sfalda. Con i 50 senatori democratici si sono schierati sette repubblicani: Richard Burr; Bill Cassidy; Susan Collins; Lisa Murkowski; Mitt Romney; Ben Sasse e Patrick Toomey. Il numero uno, Mitch McConnell, dopo settimane di ambiguità, ha annunciato poche ore prima della conta che si sarebbe espresso “per l’assoluzione”. Lo stesso McConnell, subito dopo la decisione dell’Aula, ha pronunciato un discorso tanto duro quanto spiazzante. “Non c’è alcun dubbio che Trump sia praticamente e moralmente responsabile per ciò che è successo. E non solo per ciò che ha detto il 6 gennaio. Per settimane ha alimentato una crescente e spregiudicata propaganda fondata su una grande bugia, cioè che le elezioni fossero state rubate. Trump ha continuato a lodare i criminali che hanno fatto irruzione, mentre i poliziotti invocavano aiuto tra i vetri distrutti del Campidoglio. Dopo un esame attento della Costituzione, ho maturato la convinzione che noi non abbiamo l’autorità per giudicare un ex presidente”.

Per settimane aveva fatto filtrare la determinazione a “spurgare il partito” dalla presenza di Trump. Aveva l’occasione per impedire a Trump di correre per la Casa Bianca anche nel 2024. Ma non ha voluto coglierla, per un calcolo politico che farà discutere. McConnell si è allineato alle preoccupazioni di altre figure di primo piano, dai senatori Lindsey Graham e Marco Rubio, al numero uno dei deputati Kevin McCarthy. Senza Trump non ci sono speranze di conquistare Camera e Senato nelle elezioni di mid term nel 2022.

Anche per questo motivo i repubblicani hanno sminato tutto il percorso dell’impeachment. Compreso l’ultimo ostacolo, comparso a sorpresa proprio nell’ultima giornata. Il team dell’accusa, guidato da Jamie Raskin, annuncia l’intenzione di convocare una testimone, Jaime Herrera Beutler, una dei dieci deputati repubblicani che alla Camera si pronunciò a favore dell’impeachment. Venerdì 12, Beutler rivela il contenuto di una telefonata con Kevin McCarthy, il leader dei repubblicani nella House. Nel mezzo dell’assalto a Capitol Hill, racconta la parlamentare, McCarthy chiamò Trump per chiedere aiuto. Ma si sentì rispondere. “Beh Kevin, penso che costoro siano arrabbiati più di te per le elezioni”. McCarthy reagì con uno scatto di ira. “Con chi c. credi di parlare?”. Beutler, 42 anni, eletta nello Stato di Washington fa sapere di essere disponibile a deporre in Aula, anche con un collegamento via Zoom. Il team della difesa insorge. L’avvocato Michael van der Veen è furioso. “C’era un accordo per non convocare testimoni. Allora vogliamo farlo anche noi. Ne possiamo portare qui cento”. È una mossa azzardata. L’obiettivo dei repubblicani è chiudere al più presto. I democratici sono d’accordo. Alla fine prevalgono il realismo e il comune interesse. Nessuna testimonianza.
Le dichiarazioni di Beutler vengono messe agli atti e si prosegue verso il finale già scritto.

Redazione

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