Lascia perplessi la vendita all’Egitto di due fregate appena consegnate da Fincantieri allo Stato italiano. Una perplessità che va oltre la gestione dell’operazione che “dimentica” di chiedere come minima contropartita al Cairo qualche notizia in più sulla fine di un nostro giovane connazionale, fatto che dimostra ancora una volta la debolezza della nostra diplomazia, questa volta al cospetto di una Nazione ben lungi dal rappresentare una superpotenza.
Con queste premesse non deve sorprendere che a fare le spese di questa compravendita sia stata una fregata che porta il nome della Medaglia d’Oro al Valor Militare Spartaco Schergat, originario dell’agro capodistriano. Egli conseguì tale onorificenza per aver partecipato nel dicembre 1941 con la Xa Flottiglia MAS, assieme tra gli altri al piranese Antonio Marceglia (parimenti Medaglia d’Oro al Valor Militare), all’affondamento della corazzata inglese Queen Elizabeth nel porto di Alessandria d’Egitto (guarda caso…). Fatto prigioniero al termine di questa operazione e costretto all’esodo nel dopoguerra, fu una persona che molti a Trieste hanno avuto l’onore di conoscere. Questa vendita improvvisa non fa che rappresentare l’ennesimo smacco, seppure di carattere simbolico, da parte dello Stato italiano al già bistrattato mondo degli esuli giuliano-dalmati ed alle personalità di rilievo che ne fanno parte.
Adesso sia la fregata che porta il nome dell’eroe capodistriano che la gemella Emilio Bianchi, dovranno essere rimpiazzate con altrettante di nuova costruzione, che, secondo Fincantieri, dovrebbero esser ancor più moderne e meglio equipaggiate, in modo da evitare che la nostra Marina Militare rimanga senza due unità FREMM, estremamente importanti per la flotta italiana.
L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia auspica fortemente che, per rimediare a quanto accaduto, una di queste due nuove navi riprenda il nome di Spartaco Schergat e che si tenga in considerazione anche un’intitolazione ad Antonio Marceglia. Sarebbe il modo migliore, più semplice e logico per rendere più digeribile la gaffe che si sta consumando in questi giorni.
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