Coronavirus. Diego Bianco morto a 45 anni: era operatore del 118 di Bergamo

Un operatore tecnico del 118 di Bergamo, in servizio alla centrale operativa del Papa Giovanni XXIII, ospedale al centro dell’emergenza coronavirus, è morto nella notte dopo essere stato contagiato dal Covid-19. Diego Bianco aveva 45 anni. Già alcune notti fa la centrale era stata chiusa e sanificata, anche perché altri operatori avevano accusato sintomi ed erano rimasti a casa. Le chiamate erano state dirottate ad altre centrali lombarde. Si chiamava Diego Bianco ed era padre di due figli. Già nei giorni scorsi si sapeva di diversi dipendenti del servizio erano stato contagiati, tanto che nel “Soreu delle Alpi” – che ha sede a Bergamo e copre anche Brescia e Sondrio – si erano ammalati una decina di operatori con febbre alta, tosse, sintomi pesanti. Alcuni tamponi hanno dato esito positivo. E così nella notte tra martedì e mercoledì la centrale di Bergamo è stata chiusa per sanificazione e per diversi giorni gli operatori hanno fatto il turno di notte da Milano, tornando poi nella loro sede. Ma uno di loro non ce l’ha fatta. Ecco quanto scrive su facebook Riccardo Germani, Portavoce ADL Cobas. “E’ morto Diego, un soccorritore del 118 di Bergamo È morto di #coronavirus, Covid 19. A darne l’annuncio i soccorritori di ADL Cobas Lombardia della Sanità. Diego lavorava a Bergamo sull’amubulanza, aveva 45 anni e una figlia. Diego era un lavoratore preparato, un soccorritore che ha sempre utilizzato i dispositivi di protezione individuali, non era anziano e non aveva altre malattie. Diego era uno dei 700 operatori sanitari, medici, infermieri, soccorritori, oss che già sono stati contaminati. Nel nome di Diego chiediamo come operatori della Sanità misure straordinarie di Protezione per tutti i soccorritori e gli operatori sanitari, che dovrebbero indossare sempre i dispositivi di protezione integrali da Covid 19. Chiediamo che tutte le cliniche private convenzionate mettano a disposizione posti letto per contagiati da Covid19. La cosa che ci preoccupa di più è la leggerezza con cui si abbandonano le lavoratrici ed i lavoratori al loro destino mettendo davanti gli interessi di Confindustria. Siamo preoccupati come operatori del settore dell’intesa tra Governo, Sindacati confederali e Confindustria, siglata proprio oggi, un’intesa sbilanciata troppo sul profitto e che mette al secondo posto la salute dei lavoratori e delle lavoratrici. Non saranno certo mascherine e guanti a salvare dal contagio i lavoratori e le lavoratrici, bisogna chiudere adesso e istituire subito un reddito di quarantena, fermare tutte le produzioni, non è necessario in questo momento a combattere la lotta al Covid19. I padroni, insieme alla complicità dei sindacati confederali, possono rimandare il loro profitto a quando avremo sconfitto il corona virus. Ma adesso dovete rimanere a casa tutti, altro che guanti e mascherine. Oggi piangiamo Diego ma finita l’emergenza faremo i conti, sicuri di avere al nostro fianco chi oggi ci chiama angeli“.

Redazione

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