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“Giorgio La Pira sindaco innovativo”, si presenta il nuovo libro di Corrado Monaca

Poggibonsi (SI) – Sono trascorsi più di quarant’anni dalla scomparsa di Giorgio La Pira, ma il suo pensiero e il suo operato si rivelano ancora vitali, vivi e attuali, capaci di sviluppare nuovi punti di vista, riflessioni stimolanti e proposte di soluzione sui temi e sui problemi d’oggi. È quello che emerge dalla lettura del libro “Giorgio La Pira sindaco innovativo, la reinvenzione del modo di governare oltre la planologia” di Corrado Monaca (Città Nuova editrice) che sarà presentato in prima nazionale sabato 28 settembre alle ore 17,30 a Poggibonsi (Siena) presso il Salone delle feste della Misericordia in via Alessandro Volta 38/A. L’evento è organizzato dal locale Centro studi “Giorgio La Pira” Istituto culturale valdelsano di Poggibonsi, in collaborazione con la locale Confraternita di Misericordia. Il programma della serata prevede i saluti e l’introduzione di Paolo Marrocchesi, fondatore e presidente del Centro studi “Giorgio La Pira”, l’intervento di Marco Ricceri segretario generale dell’Eurispes, la testimonianza di Mario Primicerio presidente della Fondazione “Giorgio La Pira” di Firenze e le conclusioni dell’autore.

Corrado Monaca, ispicese, docente, tecnico e imprenditore, con un passato da amministratore pubblico e presidente nazionale di un noto movimento ambientalista, tratta nel suo libro un argomento inedito e originale: La Pira artefice di una innovativa pianificazione socio-economica e di un nuovo approccio planologico ai problemi del suo tempo. Non si tratta (soltanto) di una ricostruzione cronologica di fatti storici, ma di un esempio concreto di buone pratiche e capacità amministrativa che ha ancora tanto da insegnare ai politici d’oggi.
La “reinvenzione” del modo di governare avvenne agli inizi degli anni Sessanta nel Comune di Firenze. Il capoluogo toscano all’epoca era dissestato e afflitto da innumerevoli problemi: le spinte dell’immigrazione, la disoccupazione, le difficoltà della ricostruzione postbellica, il crescente pauperismo, la mancanza di alloggi, ospedali e scuole. Così La Pira dovette inventarsi un nuovo strumento di governo: la “Compagnia delle Indie fiorentina”, sul modello della britannica Compagnia delle Indie Orientali, risalente al XVII secolo. Il suo compito era quello di rilevare le esigenze e i problemi dei cittadini, suddivise negli ambiti strategici – economico, sociologico, urbanistico e religioso – per poi formulare programmi di intervento e progetti risolutori. La Pira chiamò a parteciparvi come “soci” tutti i cittadini. La direzione, invece, fu affidata a Gianni Conti, giovane universitario nuorese stabilitosi a Firenze. Suoi collaboratori erano inviati nei quartieri della città per ascoltare la gente e programmare le azioni da realizzare. Poi si stilavano i piani di lavoro, si annotavano i costi, i soggetti attuatori e i tempi di realizzazione. Dal 1961 al 1965 la Compagnia fiorentina realizzò ben 113 strade per servire 47.000 abitanti con rete fognante, rete idrica, piani stradali e servizi; 14 scuole prefabbricate e demolì 54 strettoie stradali. E ciò grazie al volontariato e ai privati, in una sorta di “sussidiarietà orizzontale” o sinergia pubblico-privato. Fin qui la storia. Ma quali insegnamenti se ne possono trarre? “Dal modus operandi della Compagnia delle Indie fiorentina – spiega Monaca – emerge una gestione innovativa, ancora fino ai giorni nostri, della pianificazione come strumento di democrazia e partecipazione. È stata la prima testimonianza non solo in Italia, di una nuova disciplina unitaria della pianificazione – la Planologia – intesa a creare un ponte fra i progressi scientifici e teorici in economia e di altre scienze sociali e l’efficienza della politica operativa e amministrativa. Una pianificazione socio-economica unificata e integrata, meta-disciplinare, per una nuova esperienza di gestione delle politiche pubbliche”. Monaca fa riferimento in particolare alla tesi di Franco Archibugi, teorico della pianificazione spaziale, circa la fine dell’economia teorica e la nascita, al suo posto, di una politica integrata socio-economica, orientata all’azione e alla programmazione, attraverso un approccio problem-solving, basato su coefficienti o parametri cognitivi tratti dall’analisi ex post (modelli decisionali) e non ad analisi di “modelli descrittivi” o legati all’azione futura.
Redazione

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