Milano. Casa e servizi per la comunità a Chiesa Rossa: nuovo modello urbano

Un nuovo modello urbano per il recupero degli immobili dismessi di proprietà comunale, che favorisca soprattutto studenti e giovani lavoratori. È questo il senso dell’accordo di cooperazione che il Comune di Milano intende sottoscrivere con il Politecnico (Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle costruzioni e Ambiente costruito), le cui linee guida sono state appena approvate dalla Giunta. Si parte dal quartiere di case popolari Chiesa Rossa, a sud della città, e dalla disponibilità in zona di sette spazi non residenziali al momento sfitti (ex negozi) insieme ad una quindicina di appartamenti anch’essi vuoti, già esclusi dalla disciplina Erp. I locali si trovano tutti al piano terra dei caseggiati popolari di via Santa Teresa/Giovanola, mentre le unità abitative sono dislocate nelle vie del quartiere. L’obiettivo dell’accordo è verificare la possibilità di un nuovo modo dell’abitare urbano che preveda l’offerta a studenti e giovani lavoratori di un appartamento tra quelli individuati in affitto a prezzo calmierato, in cambio della prestazione di servizi socialmente utili da realizzare nei locali inutilizzati del quartiere e destinati a tutta la comunità di residenti. Uno “scambio” nella logica della reciprocità, un circolo virtuoso capace di soddisfare le esigenze di giovani che, con frequenza sempre maggiore, scelgono Milano come sede del loro percorso di studio o di lavoro, e che nello stesso tempo riesca a rianimare spazi inutilizzati riaprendoli al quartiere e innescando nuove e utili attività, con l’idea sottesa di condividere le opportunità offerte dal far parte di un bene collettivo. “Abbiamo chiesto al Politecnico – interviene l’assessore alla Casa Gabriele Rabaiotti – di dare spazio alla creatività delle loro studentesse e dei loro studenti per immaginare e verificare la fattibilità di una operazione di riutilizzo degli spazi vuoti da tanti anni. L’idea è quella di mettere in moto un’esperienza abitativa nuova capace di contaminare modelli più tradizionali con sperimentazioni già presenti in altre città europee, ad esempio risiedere negli ex spazi commerciali, oppure realizzare servizi di affiancamento destinati agli abitanti più fragili: penso alla consegna della spesa a domicilio per anziani, all’accompagnamento al centro diurno o alle terapie per persone con disabilità o invalidità, o ancora ad uno spazio gioco attrezzato per i più piccoli. Vorremmo che la casa diventasse uno spazio di servizi, aperto ed inclusivo e che lo spazio solitamente destinato ai servizi potesse essere in qualche modo anche una casa”. Il Politecnico sarà chiamato ad elaborare un progetto prototipo, replicabile ed estensibile su scala urbana, che comprenda anche la condivisione di una possibile fattibilità economica e il coordinamento con gli strumenti di programmazione comunale a disposizione. Per il suo sviluppo, il Politecnico avrà quattro mesi di tempo e coinvolgerà un laboratorio didattico dedicato, a fronte del riconoscimento di un rimborso spese (3.500 euro) da parte del Comune.

Redazione

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