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Di Maio si dimette? Per il momento torna Di Battista

Le richieste di dimissioni? Sono tante. Luigi Di Maio ha fallito. I grillini sono sulla strada dell’irrilevanza, terza forza politica del Paese. Il vice premier per ora non si dimette, ma verrà quantomeno “commissariato”. Il politico campano ha dilapidato 6 milioni di voti in un anno. Non è bastato il reddito di cittadinanza (elettorale) a tenere a galla il grillismo. I vertici traballano e Luigi Di Maio che prova a blindarsi coinvolgendo tutte le anime. Di Maio ha riunito un gruppo di fedelissimi, in un vertice di emergenza. Riecco Alessandro Di Battista, pronto ad assumere un incarico di rilievo nella segreteria che Di Maio annuncerà a giorni. Diversi parlamentari hanno chiesto e chiederanno un passo indietro del leader. Troppo bruciante la sconfitta, troppo netto il divario con l’alleato. È sotto accusa la leadership di Di Maio, ma anche il settore della Comunicazione, che è considerato inadeguato e parte del problema. Non ha funzionato la svolta combattiva, con un occhio a sinistra, impressa da Augusto Rubei. Sul banco degli imputati ci sono Rocco Casalino, Cristina Belotti e Pietro Dettori. Un pezzo di Comunicazione che, si dice, non ha saputo fronteggiare a dovere la forza della Lega.

Di Maio sotto pressione

Non è piaciuta l’uscita di ieri, quando Di Maio, certificando di fatto la presenza di quattro correnti nel Movimento, ha spiegato di non avere avuto richieste di dimissioni da Casaleggio, Grillo, Di Battista e Fico. “Avrà pure parlato con tutte le anime — ironizza Paola Nugnes — ma non con lo spirito santo”. Non piace questa visione verticista, per la quale contano più presunti leader rispetto ai parlamentari e ai militanti. Emilio Carelli è stato chiaro: “Si sono fatti molti errori su toni, temi e persone”. Gianluigi Paragone suggerisce di “non minimizzare”. Luigi Tofalo aggiunge. “Serve un bagno di umiltà. Tutti sono utili, nessuno è indispensabile”. Di Battista si toglie un sassolino dalla scarpa dopo il suo allontanamento dalla campagna elettorale. “Il Movimento è stato sempre capace di combattere l’astensionismo”. Senza di lui, pare di capire, meno. Di Battista non punta il dito, per ora, su Di Maio. “Il problema non è chi, ma cosa si deve fare e come”. Lui sarà della partita nella nuova segreteria (tra 8 e 10 persone), insieme a esponenti della minoranza.

Redazione

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