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Reddito di cittadinanza: l’acquisizione di nuove domande e le erogazioni sono sospese

Tegola per i grillini. Sarà infatti stop al reddito di cittadinanza se non ci saranno abbastanza soldi. In caso di esaurimento delle risorse disponibili per il sussidio l’Inps avverte i ministeri del Lavoro e dell’Economia che entro trenta giorni devono ristabilire la compatibilità finanziaria “mediante rimodulazione dell’ammontare del beneficio”. In attesa del decreto “l’acquisizione di nuove domande e le erogazioni sono sospese”. Lo chiarisce l’Inps in una circolare appena pubblicata nella quale si spiega che “la rimodulazione dell’ammontare del beneficio opera esclusivamente nei confronti delle erogazioni successive all’esaurimento delle risorse non accantonate”. I limiti di spesa per il reddito di cittadinanza – si legge nella circolare in applicazione del decreto del 28 gennaio – “sono determinati nella misura di 5.894 milioni di euro per il 2019, di 7.131 milioni di euro per il 2020, di 7.355 milioni di euro per il 2021 e di 7.210 milioni di euro annui a decorrere dal 2022”. Il beneficio economico del Rdc ha carattere assistenziale, per cui è esente dall’imposta sul reddito delle persone fisiche. Nella circolare che non tiene conto delle modifiche apportate al decreto in sede di conversione si ricorda che “è previsto un meccanismo di rimodulazione dell’ammontare del beneficio che opera all’esaurimento delle risorse non accantonate”. Intanto dallo scorso 6 marzo – primo giorno utile per presentare le domande e accedere alla misura – a oggi sono state presentate 192.310 richieste di Reddito di cittadinanza presso gli uffici postali e online, sul sito del governo. A cui si sommano le 420 mila inoltrate dai Caf che, nel complesso, fanno 612.310. Sono il 47% all’incirca della platea complessiva degli aventi diritto stimata dal governo in 1 milione e 300 mila famiglie. Le prime cinque regioni per numero di richieste sono la Lombardia con 26.492, la Campania con 25.486, la Sicilia con 21.071, il Piemonte con 18.118 e il Lazio con 17.971. Il decretone che regola Reddito e la pensione di cittadinanza – oltre a Quota 100, sul fronte pensionistico- non è ancora legge. E’ tornato nelle commissioni della Camera per aggiustamenti tecnici e il voto finale con la questione di fiducia è previsto entro, domani giovedì 21 marzo. Servirà un’ultima lettura in Senato, prima della conversione in legge entro il 29 marzo. Chi ha presentato il reddito sin qui in base ai criteri inseriti nel decretone poi modificati durante l’iter parlamentare, dovrà integrare la documentazione entro 6 mesi. Altrimenti addio assegno.

Redazione

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