7 Viae Crucis a Milano: una per ciascuna Zona pastorale

La Via Crucis per la Zona I-Milano è stata la prima delle 7 previste in ognuna delle altrettante Zone pastorali della Diocesi di Milano. Si è si snodata, infatti, tra palazzoni anonimi e luoghi simbolo del quartiere Comasina nel Decanato “Affori”. Seguendo, con il Vescovo, una croce di legno portata a turno da alcuni giovani, i fedeli hanno cantato, riflettuto, ascoltato la Parola di Dio, pregato con i Salmi, nell’anno in cui l’intera Chiesa ambrosiana è invitata a rileggere il Salterio, quale scrigno di bellezza e di fede. “Come si può raccontare una storia, una vita? Come si può raccontare del dramma del giusto ingiustamente condannato, dell’uomo mite vigliaccamente trattato con violenza, dell’uomo buono sul quale ha infierito la cattiveria, dell’uomo sincero screditato da false testimonianze? Si può raccontare la storia di Gesù e tante storie di crudeltà e di violenza come si racconta una cronaca, con il distacco del cronista, con la banalità, con la superficialità sbrigativa di chi cerca un titolo ad effetto; si può ascoltare il racconto, con il distacco e l’indifferenza di chi segue il notiziario” afferma nell’omelia il Vescovo. “Ma si può parlare di tutto questo – prosegue -, anche con il grido della protesta, con la parola aspra della denuncia, con il risentimento che muove alla rivolta, con la ribellione che vuole contestare il potere e la vigliaccheria del forte che opprime il debole”. “Noi abbiamo scelto di entrare nella storia di Gesù con le parole dei Salmi e abbiamo ritenuto che il modo più penetrante e più vero, il percorso più intelligente e più necessario, fosse la via della preghiera”. “Milano, città audacia nell’andare verso il futuro, continua, impara, cerca di pregare perché il futuro non sia un enigma minaccioso, ma illuminato da una speranza più affidabile delle previsioni e delle programmazioni: la speranza che risplende nel Signore risorto”. “Milano città delle solitudini, prega perché la solitudine si scopra consolata dalla tenerezza che si fa vicina e solidale e si riveli abitata dalla presenza di Dio, perché Gesù è entrato nella solitudine fino alla morte e alla morte di croce”.

Redazione

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