Si terrà in occasione del Giorno della Memoria, domenica 27 gennaio alle 18 nella sala ex Leopoldine, in piazza Tasso, 7 la presentazione del libro di Alberto Toscano “Gino Bartali. Una bici contro il fascismo” come annunciato dal presidente del Quartiere 1 Maurizio Sguanci, da Luigi Bartali, figlio di Gino, da Federico Faldi di “Firenze in armonia” e da Claudio Miceli de “Gli amici di Lillo”, due associazioni che operano a Firenze. “Una storia vera raccontata come fosse un romanzo. In quegli anni bui – ha detto il presidente del Quartiere 1 Maurizio Sguanci – nonostante Gino Bartali mietesse successi su successi, non ha mai fatto il saluto fascista, cosa che facevano tutti per onorare la vittoria. E’ stato un grande campione nello sport e nella fede. Alla presentazione di domenica – ha annunciato Sguanci – sono stati invitati anche il cardinale Giuseppe Betori, la presidente della Comunità ebraica Daniela Misul ed il rappresentante della comunità islamica di Firenze Izzeddin Elzir. L’uomo si ritrova nell’uomo, ed è questo il messaggio di fratellanza che ha portato avanti Gino Bartali. Abbiamo scelto come sede della presentazione la sala ex Leopoldine perché accanto al Circolo Aurora che è il circolo nazionale che organizza la corsa ciclistica Firenze-Viareggio”. “Mio padre è stato un eroe silenzioso. La cosa che sapeva fare meglio – ha ricordato Luigi Bartali – era pedalare. Con questa scusa ha fatto circa 45 gite fino ad Assisi e dintorni per prendere questi documenti falsificati che salvarono tante vite. Lui diceva di non sapere niente perché, così diceva: “Se mi dovessero fermare non devo dire bugie”. Lui quindi spiegava: “Non ditemi cosa devo trasportare. Lo faccio volentieri”. Una volta fu fermato e fu portato a Villa Triste. Dopo qualche giorno – ha continuato Luigi Bartali – un Maggiore lo riconobbe e gli chiese cosa ci facesse lì. E lo liberò capendo che non aveva fatto niente di male. Gino era loquace quando parlava delle sfide con gli altri ciclisti ma era taciturno quando doveva parlare di queste vicende”. Questa la presentazione del libro “Gino Bartali. Una bici contro il fascismo”. Di libri su Bartali ce ne sono tanti, ma questo (in cui tutte le citazioni sono autentiche, ma che si legge come un romanzo) è particolare ed è veramente diverso da tutti gli altri. Questo libro è il risultato delle ricerche di Alberto Toscano, giornalista italiano che vive e lavora da 33 anni a Parigi, dove è stato presidente della Stampa estera e dove collabora attualmente a vari programmi politici e culturali dei principali media transalpini. E’ il risultato di una ricerca storica che mette in luce anche aspetti dimenticati della relazione tra Francia e Italia. Come l’atteggiamento complice assunto da gran parte dei quotidiani francesi al momento della visita di Hitler in Italia nel maggio 1938, quando l’arcivescovo di Firenze, cardinale Elia Dalla Costa (amico di Bartali) fece sbarrare le finestre dell’arcivescovado in segno di protesta per la presenza dei due dittatori nella sua città. Attraverso la ricostruzione della vita di «Ginettaccio», il libro “Una bici contro il fascismo” (scritto in origine in francese e uscito nell’aprile 2018 a Parigi dall’editore Armand Colin, del gruppo Hachette, col titolo Un vélo contre la barbarie nazie) comincia proponendo una rilettura dell’Italia contadina, che nella bicicletta aveva il suo fondamentale mezzo di locomozione. Per molti figli di quell’Italia contadina, come Bartali e Coppi (di cui si commemorano quest’anno i cent’anni della nascita), la bicicletta è una passione e poi un lavoro. Diventa l’ascensore sociale, che consente – grazie alle loro gambe, alla loro determinazione e alla loro intelligenza – di farsi strada con successo nella vita. La bicicletta è dunque uno dei grandi protagonisti di questo libro. La vita e la personalità di Gino Bartali vengono descritte grazie a una serie di testimonianze in parte inedite, che nell’edizione italiana si sono arricchite sull’onda del successo editoriale registrato in Francia.
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