Giovedì 24 gennaio è programmata a Zelig Cabaret una serata di Poetry Slam, organizzata da SLAM, il primo coworking dedicato all’editoria e allo spettacolo. Si tratta della prima volta che Zelig Cabaret ospita questo genere di evento. La serata fa parte del campionato LIPS – Lega Italiana Poetry Slam. Partecipano 7 slammer provenienti da Milano, Venezia, Torino, Como, Chiasso.
Un microfono. Il poeta e la sua voce, i suoi testi, il suo corpo e tre minuti a disposizione. Una giuria scelta casualmente tra il pubblico che stabilisce qual è la poesia e la performance migliore. Due maestri di Cerimonia d’eccezione a condurre la gara: Paolo Agrati sul palco; Ciccio Rigoli alla consolle. Il Poetry Slam nasce nel 1984 quando Mark Kelly Smith, operaio nei cantieri e poeta, organizza una serie di incontri di lettura a voce alta in un jazz club di Chicago. Il suo intento è quello di portare del nuovo nella scena poetica, coinvolgendo il pubblico in un gioco legato alla poesia e alla performance. L’evento è organizzato da SLAM il primo coworking dedicato all’editoria e allo spettacolo, e fa parte del campionato LIPS – Lega Italiana Poetry Slam Ecco i poeti in gara: ✔Francesca Pels, Milano ✔Alessandro Burbank, Venezia ✔Sergio Garau, Torino ✔Marko Miladinovic, Chiasso ✔Davide Passoni, Milano ✔Simone Savo, Como ✔Gianmarco Tricarico, Milano Il Poetry Slam è sostanzialmente una gara di poesia in cui diversi poeti leggono sul palco i propri versi e competono tra loro, valutati da una giuria composta estraendo a sorte cinque elementi del pubblico, sotto la direzione dell’Emcee (Master of Cerimony), come dicono in America, mutuando il termine dallo slang Hip Hop. Ma lo slam è poi, in verità, molto di più, ed è in questo ‘di più’ che sta la ragione del suo dilagante successo in America, Canada, Inghilterra, Germania ed ora anche in Italia. Lo slam è un modo nuovo e assolutamente coinvolgente di proporre la poesia ai giovani, una maniera inedita e rivoluzionaria di ristrutturare i rapporti tra il poeta e il ‘pubblico della poesia’. Lo slam è sport e insieme arte della performance, è poesia sonora, vocale; lungi dall’essere un salto oltre la ‘critica’, lo slam poetry è un invito pressante al pubblico a farsi esso stesso critica viva e dinamica, a giudicare, a scegliere, a superare un atteggiamento spesso tanto passivo quanto condiscendente, e dunque superficiale e fondamentalmente disinteressato, nei confronti della poesia. Lo slam inoltre riafferma, una volta per tutte, che la voce del poeta e l’ascolto del suo pubblico fondano una comunità, o meglio una TAZ (Temporary Autonome Zone), come direbbe Hakim Bey, in cui la parola, il pensiero, la critica, il dialogo, la polemica e insieme la tolleranza e la disponibilità all’ascolto dell’altro sono i valori fondamentali. Insomma, lo slam dimostra, con la sua stessa esistenza e il suo diffondersi, l’indispensabilità della poesia nella società contemporanea e soprattutto il suo essere arte adeguata ai nuovi e mutati contesti antropologici proposti dal terzo millennio, specie se portata fuori dai libri e dalle incrostazioni scolastiche. Come ha detto nell’esordio di un suo quasi-manifesto Marc Smith, il poeta americano che nel 1987 a Chicago ‘inventò’ il Poetry Slam, “la poesia non è fatta per glorificare il poeta, essa esiste per celebrare la comunità; il punto dello slam non sono i punti, il punto è la poesia”.
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