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Tutti a scuola con il grembiule indosso, non per scelta ma per obbligo

Il Ministro Matteo Salvini promuove il ritorno alla divisa scolastica. Tutti a scuola con il grembiule indosso, non per scelta ma per obbligo. Ma i Dirigenti scolastici  precisano che “spetta all’autonomia scolastica deciderlo”. Sono molti infatti i docenti che decidono di far indossare ai bambini delle scuole materne ed elementari un grembiulino che li renda tutti uguali e li metta al riparo dai segni di penna, pennarelli e colla. C’è anche chi va alla scuola primaria senza indossare il grembiule ed è a queste maestre che si è rivolto il vice premier. “Almeno alle scuole elementari, rimettere il grembiule farebbe bene ai bambini ed eviterebbe simboli di diversità. Rimetterlo sarebbe infatti un’occasione di parità”. Indossare il grembiule in classe, secondo Salvini, eviterebbe le differenze sociali tra chi ha “felpe da 400 euro” e chi indossa invece “golfini da 20 euro”. Nel 2011 arrivarono in parlamento due diverse proposte di legge, proprio per la reintroduzione del grembiulino tra i banchi di scuola primaria, a firma dell’allora deputata del Pdl Isabella Bertolini e dell’allora deputato dell’Udc Luca Volontè. In entrambi i casi l’obiettivo era quello di azzerare le differenze sociali tra i bambini, almeno in classe. Ma per obbligare le famiglie ad adottare, di fatto, una divisa, le proposte d legge quantificarono uno stanziamento alla copertura delle spese pari a 15 milioni di euro l’anno. Non se ne fece nulla. Scendono in campo i dirigenti scolastici a ricordare che l’uso del grembiule o della divisa, adottata dal consiglio di istituto, è una decisione che rientra nell’autonomia scolastica. “Nessuna preclusione ideologica per il grembiule delle scuole materne ed elementari ha spiegato infatti il presidente dell’Associazione nazionali dei presidi di Roma e del Lazio, Mario Rusconi – siamo anche favorevoli alla divisa o alle tute per le medie e superiori, purché la cosa non venga normata da una legge ma sia presa come decisione dal Consiglio d’istituto, sentiti i genitori, e dal collegio dei docenti così come sancisce l’autonomia scolastica. E nei fatti è già così”.

Redazione

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