Di Don Enzo Bugea Nobile *
Viviamo in un mondo di connessione costante e paradossalmente di profonda solitudine. Ogni giorno migliaia di giovani cliccano su immagini, parole, video, sentimenti artificiali, ma dentro di loro c’è una domanda a cui nessun algoritmo può rispondere: chi mi insegnerà a vivere veramente?
È una domanda antica quanto l’umanità. Ecco perché la festa della Nostra Signora del Monte Carmelo non appartiene al passato, è una celebrazione incredibilmente futuristica, la risposta di Dio a una generazione che ha bisogno non di essere intrattenuta, ma di essere trovata.
Il Monte Carmelo non è solo una località geografica nella Terra Santa, è un simbolo del viaggio verso l’anima; devi lasciare qualcosa alla base di ogni montagna: peso, orgoglio, paura, rumore. Nessuno raggiunge la vetta aggrappandosi alle proprie catene e forse questo è il grande dramma del nostro tempo: abbiamo tutto ciò che ci permette di comunicare, ma abbiamo dimenticato come entrare nel silenzio. Maria del Carmelo ci insegna proprio questo, non impone, non grida, non conquista con la forza, aspetta!!!
Viviamo in un mondo che valorizza i “mi piace”, il successo, la visibilità e l’apparenza. Maria parla il linguaggio dell’essenziale, ci insegna che il cuore cresce quando è svuotato dall’egoismo e riempito dalla presenza di Dio. L’oratorio, più che mai ora, è chiamato il piccolo Monte Carmelo dei nostri quartieri e un luogo dove trascorrere qualche ora, non solo un luogo in cui un giovane può sentirsi accolto prima di essere giudicato, ascoltato prima di essere corretto, amato prima di essere cambiato.
La fede non nasce dalla paura, ma dall’incontro. Ogni giovane ha una sete infinita, a volte la cercano nelle dipendenze, nelle relazioni sbagliate, nelle apparenze, nell’eccesso e pensano che avere qualcosa sia sufficiente per sentirsi completi, ma il cuore umano non è stato creato per accumulare, ma per amare.
Nostra Signora del Monte Carmelo ci insegna che non sfuggiamo alla libertà perché facciamo ciò che vogliamo, ma perché facciamo ciò che siamo chiamati a fare. Anche lo Scapolare del Carmelo, che spesso è ridotto a un umile oggetto di devozione, ha un significato molto più grande, non è un amuleto in sé e non è una scommessa sicura per la salvezza, è un’affermazione di appartenenza, la decisione di vestire Cristo con Maria ogni giorno. È un “sì” ogni mattina.
Maria insegna la fedeltà in un mondo in cui l’identità cambia così rapidamente. In una cultura che consuma tutto, insegna la custodia. In un tempo che corre, insegna l’attesa e forse è proprio l’attesa che i giovani devono riscoprire di più. La fretta crea consumatori, l’attesa forma uomini. Ogni educatore, ogni sacerdote, ogni catechista dovrebbe chiedersi se sta semplicemente trasmettendo informazioni o se sta accompagnando qualcuno in una trasformazione interiore.
Educare è produrre speranza.
Nostra Signora del Monte Carmelo ha ancora uomini e donne feriti, famiglie stanche, anziani soli, bambini in cerca di un futuro e giovani in cerca di direzione. Non promette una vita senza croci, promette di non lasciarci mai soli mentre le portiamo e questa è la rivoluzione silenziosa del Vangelo.
Non per sbarazzarsi del dolore, ma per attraversarlo insieme.
In un’epoca di tutto temporaneo, Maria rimane, è alla Croce, è nella Chiesa, è con i suoi figli e continua a indicarci suo Figlio con la stessa semplicità di duemila anni fa.
Il Monte Carmelo, forse, non è lontano, è nel cuore di ogni giovane che decide di rialzarsi dopo una caduta. È l’oratorio che apre le sue porte, non le chiude.
È una famiglia che torna a pregare insieme. È un educatore che sceglie di ascoltare, non di condannare. È una comunità che riconosce che la santità non è una fuga dalla realtà; è il modo di occuparla. Se possiamo aiutare i giovani a riscoprire questa montagna interiore, allora la festa della Nostra Signora del Monte Carmelo non sarà solo un evento liturgico, diventerà un viaggio e forse, nel silenzio di quel viaggio, molti scopriranno che Dio li ha aspettati per tutto il tempo, con la pazienza e la tenerezza di una Madre.
* Riceviamo e pubblichiamo
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