“ Tempo, corpo, emozioni, leggere un’età difficile..” Lasciarsi alle spalle i soggettivi percorsi vitali è da sempre un compito arduo, difficile, se non altro per la necessità di ridefinire se stessi sui nuovi parametri che attestano la crescita e il cambiamento. Un’evoluzione qualsiasi comporta, rinunce più o meno gravose, oltre che una riqualificazione dei rapporti con gli altri. L’età più difficile per antonomasia è l’adolescenza, in quanto il “ soggetto” si trova nella condizione di dover crescere, modificando tutto un mondo di rapporti a lui vicino; oggi più complesso il relazionarsi col mondo esterno depositario di mode e di disvalori che certo non fanno bene alla crescita poiché lo impegnano a un duro lavoro continuo di ridefinizione difficile da concepire nel continuo confronto con i modelli esterni più imposti che scelti. Succede che il soggetto si omologhi, si perdono certi valori, parametri. Non è facile “ osservare” per capire, i mutamenti, le decadenze, il distacco, perché sarebbe importante leggere i fatti e azioni dall’interno, dalla parte dell’anima e dalla sensibilità del soggetto che ha l’unica colpa d’essere figlio del suo tempo. Un tempo che disorienta mentre propone il nuovo, perché lo stesso nuovo innalza a valore assoluto. Allora ha senso parlare di fatica di crescere, in riferimento agli ostacoli che il soggetto incontra nel suo auto progettarsi. Forse bisognerà auspicarsi una società che no ponga ostacoli o che distrugga l’individualità! Una delle nozioni fondamentali per il soggetto è quella del tempo che interviene nella vita di ciascuno con ritmi particolari che distinguono il – tempo vissuto- , ossia la percezione che ciascuno ha di come esso scorre. Il tempo per il soggetto è – estremamente variabile-: se si trova in compagnia dei suoi pari esso scorre veloce, se invece è da solo e triste sembra fermarsi per fargli avvertire la sua solitudine come una condizione esistenziale. Anche la nozione di – corpo- s’inserisce nella crescita, per la sua fonda mentalità nel processo di costruzione dell’identità. Il – corpo – amato e venerato, più spesso odiato perché non conforme ai modelli imposti che diventano imperativi. Il corpo quindi diventa l’elemento essenziale di valutazione immediato che il soggetto offre o esibisce al mondo esterno, ancor prima del contatto con gli altri. E’ tristezza e grave errore tuttavia ridurre il valore di un essere umano al corpo soltanto, così come lo sarebbe non prenderlo nella giusta considerazione. Non è facile per il soggetto continuamente esposto a questi modelli esterni imposti, al rischio di ergere il suo fisico ad obiettivo d’interesse primario; per cui il corpo diventa un problema che incide o inciderà sul vissuto. Non si può tuttavia prescindere dal considerare i rapporti che il soggetto intrattiene coi beni di consumo, che possono diventare tanto importanti da condizionare le relazioni interpersonali. Così il –corpo- diventa o sarà oggetto di culto per la sua valenza talvolta sacrale, per il suo contribuire al senso di identificazione e sicurezza, un mezzo attraverso il quale il soggetto sente di appartenere a un gruppo e al suo tempo. Forse varrà bene che il soggetto si accetti così come madre natura lo ha fatto, cercare di vivere in armonia con il suo corpo e non farsene un’ossessione e cadere nel diabolico gioco delle diete, delle privazioni e frustrazioni che una società impone coi suo modelli di snellezza, magrezza, che a volte o sempre più portano all’onoressia o alla tristezza del vivere con l’ossessione del sentirsi grasso e quindi scartato, messo in disparte o a volte ridicolizzato a causa di una forma che la natura ha voluto e che il sistema odierno invece impone ad ogni costo e con ogni mezzo. Forse il soggetto accettandosi così com’è vivrebbe un tempo e una vita certamente migliore, magari con un po’ più di attenzione nell’alimentarsi senza il supplizio del pesare il cibo o del pesarsi ogni momento, o di rimettere il cibo appena consumato, per evitare di leggere una cifra diversa del proprio peso su una bilancia!

Redazione

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