“L’uomo e l’Artista fuori dagli schemi, dall’ordinario, per una vita sulle ali della bellezza”. Il nemico peggiore dell’uomo è il tempo, imbattibile, con il quale imparare a convivere e condividerlo più che combatterlo, nella mera quotidianità. Combatterlo con l’unica arma che abbiamo: la bellezza del vivere, da plasmare quotidianamente nella nostra “esile” condizione umana. Di lui, Renzo Marzona, è stato detto quasi tutto, ho scritto di lui più della sua maniera di essere prima uomo e poi Artista; c’è e ci sono ancora cose da dire, cose che appartengono alla luce e trasparenza dei suoi lavori. A Sutrio, nella splendida cornice di una ex falegnameria, recuperata e restituita alla collettività dal Comune e ribattezzata “ Casa del Legno” Marzona ( per sua volontà e scelta) vi ha esposto i suoi lavori dandole a questa esposizione il titolo: “Il Viaggio”. Da “spiaggiatore” che è in cammino sulle spiagge di un immaginario – altrove – in una continua avventura: quella propria e quella altrui. La scoperta dell’ignoto, da indigeno o da esploratore, in suolo natio o in terra straniera di un altrove. Le sue opere tra loro distanti, e nate in diversi contesti, descrivono esperienze molteplici, storie che da lontane prospettive giungono agli esiti proficui di convergenti sensibilità e bellezze: simboli stessi di quell’ansia perenne alla scoperta, linfa infinita per la creativa espressività in forma d’Arte. “Il sogno e l’approdo” si potrebbe dire, come fascinosi episodi di realtà ai confini sfumati del suo sentire o d’un comune sentire su molteplici vissuti d’altrove, come straniero o visitatore, ospite; giunto comunque da un mare di ricordi d’infanzia, i solchi dei campi arati o coperti da un leggero velo di neve, la campagna, un bosco in lontananza nelle lunghe notti d’inverno… il profumo del legno appena tagliato. Ha presentato “ Il Viaggio” l’Amico Claudio Demuro che più volte ha evidenziato la bellezza e la storia delle opere esposte, ma anche di Marzona, delle conquiste di conoscenza, di speranza. Sono le sue opere racconti di vita, o di vite sottratte alla morte; e comunque miraggi d’altrove, dove il conforto della meta raggiunta si confonde al sollievo del percorso da concludersi. Perché è viaggio solo, per il luogo a cui tornare: la bellezza! E da cui ripartire, in un ciclo perenne di nuove emozioni di rinnovate esperienze in questo paradosso costretto o costretti a viverci, paradosso delle immagini, dell’immaginario collettivo d’una felicità forzata ebra di vuotezza, punto d’incontro finale di un – condominio- di improbabili detentori di una umanità quasi azzerata. Eretto a baluardo di privilegi e infime vittorie, infine vittima essa stessa delle proprie utopie come approdo di un cammino di presunti e forse inarrivabili veri desideri, scopi … tutto in una “ allucinazione disperata” che, per opposto, può essere anche quella di – migrante in fuga narrante – ! Marzona, quindi, come storia di un viaggio che sente il dramma, nel confronto cercato con le questioni irrisolte dell’oggi; ma che in sé non perde la tensione al vivere, e la voglia di sapere e conoscere ogni idea, ogni sogno, ogni angolo di esistenze distanti da questa immane discarica a cielo aperto di finanza, indebitamento forzato, di violenze, guerre, distruzioni, povertà, miseria d’animo, sfruttamento, prostituzione, femminicidio, e chi più ne ha più ne metta. Ha chiuso la presentazione della mostra con il suo intervento l’Architetto Sandro Pittini che sostanzialmente ha parlato di bellezza dell’Arte e non solo, ma anche di un certo degrado di una umanità troppo veloce, ormai allo sbando, che non ha tempo di fermarsi in qualche stazione di Cultura, o di pensare a un mondo migliore, di immaginare una vita diversa da questa conosciuta, sempre più distante.

Redazione

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