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Dopo la Catalunya anche i Paesi Baschi vogliono la secessione

La Spagna va a pezzi. Decine di migliaia di cittadini dei Paesi Baschi si sono uniti, mano nella mano, a formare una catena umana lunga 202 km per sensibilizzare le autorità di Madrid a concedere loro di tenere le elezioni sull’indipendenza regionale. Il gruppo basco Gure Esku Dago, con l’appoggio di forze politiche, sindacati ed enti sociali, ha organizzato la mobilitazione che ha coinvolto oltre 100 mila persone, le quali, tenendosi per mano, si sono distribuite lungo 202 km tra Bilbao e Vitoria, e hanno corso da Donostia (conosciuta anche con il nome di San Sebastian) fino alla sede del Parlamento basco, a Gasteiz. I Paesi Baschi già godono di un ampio livello di autonomia e autodeterminazione. Come la Catalunya, hanno una propria lingua e cultura che si distacca da quella della Spagna. Se da una parte la maggioranza dei cittadini baschi è unionista e non a favore di un referendum sull’indipendenza, dall’altra sono in molti a sostenere che debba essere il risultato di un’equa votazione a sancire il futuro della regione. Madrid, appoggiato dalla corte costituzionale, sostiene che qualsiasi votazione inerente all’indipendenza regionale nel Paese sia illegale. La Costituzione spagnola, creata nel 1978 in seguito alla fine della dittatura di Francisco Franco, stipula che il Paese è e deve rimanere uno e indivisibile. L’esempio recente di Barcellona ha mostrato la violenta opposizione del potere centrale a favorire il processo indipendentista delle regioni semi-autonome. Con il recente insediamento del nuovo governo del socialista Pedro Sánchez, in data 2 giugno, in seguito alla mozione di sfiducia ricevuta dal primo ministro uscente, Mariano Rajoy, sembra sia possibile una moderata apertura verso il dialogo con gli indipendentisti. In tal senso, venerdì 8 giugno, i socialisti hanno alleggerito i controlli finanziari sulla Catalunya, affermando che cercheranno un dialogo con l’amministrazione della regione per alleviare le tensioni scaturite dalla richiesta di indipendenza barcellonese. Il 1 ottobre 2017, la Generalitat, il governo autonomo catalano, aveva convocato un referendum sull’indipendenza della Catalogna dalla Spagna, dopo che il Parlamento regionale aveva approvato la legge sul referendum e la legge sulla transitorietà legale, che sanciscono la rottura con Madrid. I votanti sono stati 2,2 milioni, su un potenziale censo di 5,3 milioni. I Sì sono stati 2 milioni. Il voto, illegale secondo Madrid, si è svolto in condizioni di assenza di controllo. Il governo centrale di Rajoy ha reagito al referendum seguendo le vie legali: dapprima ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale, che ha sospeso le leggi varate dal Parlamento catalano, e poi, il 20 settembre 2017, ha inviato la Guardia Civil negli uffici dove si preparava il referendum. In tale occasione, 14 persone sono state arrestate e dieci milioni di schede elettorali sono state sequestrate. Gli scontri tra governo centrale e regionale scoppiati il primo ottobre, in concomitanza con l’esito della votazione, sono stati condannati dalla comunità internazionale e hanno segnato l’inizio di violente agitazioni e di detenzioni di gran parte degli agenti politici catalani coinvolti nell’organizzazione del referendum.

Redazione

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