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M5S-Lega: l’accordo è lontano. Salvini irritato rischia di fare saltare il tavolo

Il Presidente Sergio Mattarella ha spiegato a chiare lettere la strada da seguire. Nessuna “narrativa sovranista” contro l’Unione europea. Il Capo dello Stato ha sottolineato quali sono le sue prerogative. Lo ha fatto a beneficio dei due giovani leader che sovente ritengono di potere ignorare le leggi in vigore. Sulla possibile formazione del governo gialloverde scoppia il contrasto istituzionale. Matteo Salvini è non proprio contento del riferimento alle “prerogative” del Colle sulla scelta del premier e sul vaglio della squadra di governo. Il leghista ha sbottato pubblicamente. “L’idea è di rinegoziare i trattati Ue, altrimenti l’Italia soffoca”. “Ascolteremo Mattarella col massimo rispetto. Ma Einaudi va letto tutto, scrisse di un Paese fondato sull’autonomia”. La risposta inusuale al Colle rischia di complicare le trattative per la formazione di un nuovo governo. Il Capo dello Stato, citando il padre costituente Einaudi, ha sottolineato che il “tema della nomina dei ministri è importantissimo”. Ha ricordato anche i precedenti in cui Einaudi, correva l’anno 1949, rinviò alle Camere due leggi “perché comportavano aumenti di spesa senza copertura finanziaria, in violazione dell’articolo 81 della Costituzione”. Un messaggio chiaro su flat tax e reddito di cittadinanza. Stilettate anche ai grillini che vorrebbero mettere in Costituzione il vincolo di mandato per i parlamentari ricordando che Einaudi definì “la morte dei Parlamenti” l’idea di “un mandato imperativo”. Mattarella evidentemente non è convinto da Di Maio e da Salvini. Matteo Salvini poi deve fare i conti anche con Luigi Di Maio e il grillismo che lo vorrebbero appiattito sulle posizioni grilline. Alla vigilia del vertice del Pirellone, Luigi Di Maio è arrivato in ritardo. Pare che abbia dovuto incontrare Grillo e Casaleggio e ricevuto l’ordine di virare su Palazzo Chigi. “La Casaleggio a Palazzo Chigi non vuole un tecnico ma qualcuno che alzi prontamente il telefono quando si chiama” scrive il Giornale. Il “problema” è la spendibilità istituzionale degli esponenti M5s, di capacità amministrative e politiche. Al contrario la Lega vanta un classe dirigente e ha responsabili di settore che maneggiano i dossier. Mattarella ha fissato i paletti: vuole il nome del premier. Se non sarà di suo gradimento ne nominerà uno differente. Lo stesso dicasi per i Ministri. Silvio Berlusconi ripete che “gli italiani hanno votato male”. Sarà vero? Sta di fatto che a più di due mesi dalle elezioni Luigi Di Maio e la sua voglia di andare a palazzo Chigi hanno bloccato il Paese. Se il buon giorno si vede dal mattino, il governo grillino del cambiamento è piuttosto opinabile. Farà in tempo Matteo Salvini a tirarsi fuori? I dubbi sono tanti. I suoi consiglieri gli ricordano che con Silvio Berlusconi candidabile la partita si riapre. Il 40% è superabile. La tentazione di nuove elezioni è più che mai viva.

Redazione

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