In un bel libro di Antonio De Panfilis la vita, le opere e la buona sorte di Domenico Santacroce
***
«Ho letto con grande piacere ed interesse questa biografia di Domenico Santacroce. Davvero con piacere, perché Antonio De Panfilis l’ha scritta “in punta di penna”, come si dice quando la scrittura è bella, viva, intrigante, e il linguaggio raffinato, colto e coinvolgente. Frequenti richiami ad altre discipline, arti e culture arricchiscono di sfaccettature una storia di vita, quella di Domenico Santacroce, che si rivela di pagina in pagina avvincente. Un’avventura densa d’antica sapienza contadina innestata ad una curiosità intellettuale cospicua, ad una tenacia solerte e consapevole, in costante ricerca di novità e d’innovazione. Una bella storia di riscatto, di coraggio, di talento e determinazione, la vita di Domenico. Similmente alla migliore cifra della gente d’Abruzzo che, partita dalla propria terra difficile e grama, ha scritto straordinarie pagine di successo in ogni angolo del mondo. Una storia connotata anche dall’emigrazione, sebbene diversa e singolare rispetto alle storie che oltre un milione e trecentomila abruzzesi hanno vissuto in ogni latitudine. Dell’emigrazione italiana, ed abruzzese in particolare, abbiamo recentemente parlato alla presentazione d’un libro tenutasi proprio al Meeting Santacroce Hotel, una delle “opere” che si devono alla lungimiranza e al talento imprenditoriale di Domenico. Dell’epopea migratoria italiana abbiamo in quell’evento fatto cenno, quando a cavallo di due secoli quasi 30 milioni di nostri connazionali lasciarono l’Italia per cercare lavoro all’estero. Ora gli oriundi italiani nel mondo sono diventati 80 milioni, un’altra Italia più numerosa dell’Italia dentro i confini. Hanno dovuto superare prove durissime, umiliazioni e pregiudizi, prima di potersi conquistare il rispetto e la considerazione. Il rispetto l’hanno conquistato sul campo, grazie alla laboriosità, all’ingegno e all’intraprendenza creativa, come pure alla correttezza dei loro comportamenti, guadagnandosi la stima e l’ammirazione con testimonianze di vita esemplari. Uno degli esempi commendevoli, quantunque si tratti d’una storia d’emigrazione durata solo alcuni anni, riguarda proprio Domenico Santacroce. La sua emigrazione inizia nel 1969, in Scozia. Si completa poi a Londra, dove resta due anni fino al 1975. Preceduta nel 1967 da puntate interne, diciassettenne e ancora studente, a Lido di Camaiore, Punta Ala e Porto Santo Stefano. Un’emigrazione sempre alla conquista della conoscenza, del migliore livello di professionalità nel campo della ricettività e della ristorazione. Un po’ si assimila alla più recente emigrazione, che da una ventina di anni sta interessando la nostra Nazione, con un flusso in uscita di quasi centomila persone l’anno. Sono per la gran parte giovani con laurea o diploma, in cerca di lavoro ma anche di esperienze nuove. Sono giovani che vanno in università prestigiose a specializzarsi dopo la laurea, giovani che trovano occupazione in importanti centri di ricerca. Vanno talvolta per qualche anno, almeno questo ritengono. Pensano di rientrare appena possibile. Trovano alle volte opportunità interessanti, perché i nostri laureati – come recentemente affermava il prof. Eugenio Coccia, Rettore del Gran Sasso Science Institute – dimostrano nella loro preparazione doti di maggior equilibrio e una cultura umanistica non riscontrabile altrove. Alcuni rientrano, altri contano di rientrare, altri ancora restano. E si realizzano. L’Italia avrebbe tutto da guadagnare se queste intelligenze potessero rientrare trovando in patria adeguate opportunità. Questa, in nuce, è stata anche la ventura di Domenico Santacroce. Diplomato alla Scuola Alberghiera di Roccaraso: una scelta di studi già tutt’un programma nella testa del giovane di Pratola Peligna. Quegli studi, a quel tempo molto basati sulla formazione pratica, gli avrebbero consentito un posto di lavoro in alberghi e ristoranti nell’Altopiano delle Cinquemiglia, nella Valle Peligna o nel resto d’Abruzzo. Ma Domenico aveva ben chiaro il suo disegno, il sogno nel cassetto: quello di conoscere il meglio, di puntare all’eccellenza, di scoprire ogni dettaglio sulla qualità della buona cucina, sull’arte della sua presentazione, sull’inappuntabilità dello stile del servizio. Partì così in un giorno d’aprile del ’69, in treno. Un lungo viaggio verso le alte terre di Scozia. Un lavoro presso un Resort di gran classe. Forte quindi il desiderio di conoscenza, di mettersi in gioco pienamente, contando su una determinazione senz’ombra di cedimento. E sulla “buona sorte”. D’altronde, la fortuna aiuta gli audaci. Nel percorso di Domenico grandi Maestri del mestiere, di sala e di cucina. Davvero eccezionali. Per lui poi l’esperienza a Londra, in un grande albergo, uno dei migliori della City, con le sfide sempre affrontate e vinte. Avrebbe potuto fermarsi a Londra, con un futuro promettente. Ma Domenico voleva vincere nella propria terra, mettendo là a frutto il suo sapere, la sua voglia d’innovare. Coniugando l’alta cucina internazionale con gli antichi sapori e il ricco patrimonio della cucina tradizionale abruzzese e della cultura contadina. Dunque una storia ricca d’iniziative, quella di Domenico, rafforzata dall’incontro con Antonella, straordinaria compagna di vita e di impegnative imprese condivise. Scelte coraggiose, insieme, nelle decisioni degli investimenti. In Domenico un grande talento, anche imprenditoriale. Sorprendente, come nel caso della repentina “conquista” dell’immobile che sarebbe diventato l’Hotel Ovidius. I sogni che diventano realtà. Poi una dura realtà, l’arrivo d’una grave malattia. Il mondo che sembra crollarti addosso. La sfida più importante, per la vita. Affrontata e vinta, quando la battaglia era già stata data per persa. Quindi il ritorno sulla scena, più deciso che mai. Sono capitoli d’una storia così ben narrata che è giusto gustare dalle pagina che l’Autore ha così magnificamente confezionato per i lettori. De Panfilis ci fa vivere con intensità pensieri, sogni ed emozioni di Domenico. Ci accompagna nei luoghi con descrizioni dettagliate e richiami puntuali. Ci contorna la narrazione, scorrevole e sovente letteraria nella forma, con i personaggi che significativamente incrociano la vita di Domenico. Li conosciamo quasi da vicino, nella loro mentalità, indole e sapienza.
Ne vien fuori non una biografia, che per quanto curata conserverebbe tuttavia una sua “distanza”, ma un vero “romanzo di vita” che coinvolge emotivamente il lettore e lo immerge in un continuum di fatti, sensazioni, riflessioni e curiosità rivelate, come appunto nelle migliori narrazioni. Domenico Santacroce, da questa operazione biografica, non riceve solo il dono di veder raccontata la propria vita, con il pregio degli eventi salienti così nitidamente evidenziati. Ha in più il privilegio di poter mettere a disposizione del pubblico – fatto che gli sarebbe stato precluso, se non altro per ragioni di stile e opportunità, se fosse stato egli stesso a raccontarla – una testimonianza palpabile e compiuta di quanto determinazione e volontà di realizzarsi possano incontrare il successo, nel contempo esaltando il valore antico del patrimonio culturale della propria terra. Nella gastronomia questo concetto vale come in ogni altra “arte”, nell’accoglienza alberghiera altrettanto. In questi campi, forse più di altri, se declinati sinergicamente alla cultura e alle tradizioni dei luoghi, l’anima vera della nostra terra può mostrare il volto più bello e suggestivo. In fondo a questa storia c’è anche un modo esemplare di come il talento, coniugato alle riscoperte radici culturali d’un luogo, possa dare esiti di notevole respiro. Domenico è uno Chef che il desiderio di conoscenza e di perfezionamento ha portato in giro per l’Europa a confrontarsi con i grandi Maestri dell’haute cuisine – Belloni detto “Zeffirino”, Gérard Boyer, Ferran Adrià, ma anche Stanziani detto “Pacitto” – con la voglia di migliorarsi sempre, in una formazione continua. Con la semplicità del tratto e la sua bonomia, con tutti egli è riuscito ad aprire le porte della confidenza. Da tutti ha attinto saperi e segreti. Ma il vero salto di qualità si rinviene nella sua capacità d’inventare ricette nuove, con i sapori e gli odori più autentici della sua terra. Come sta pure nella propensione ad accogliere ogni ospite e ogni cliente, nelle sue strutture ricettive, con lo spirito di far sentire ognuno a casa propria, quasi in famiglia. Con un livello di professionalità e di servizio, però, elevati all’eccellenza. Una qualità professionale ed un’attitudine che gli hanno consentito l’onore di preparare il pranzo a papa Benedetto XVI, nella storica visita pastorale a Sulmona, il 4 luglio 2010. Dalla sua esperienza di Chef e di accorto imprenditore, così come dalla sua stessa storia d’emigrazione, si ricava il senso del valore d’una vita vissuta con coraggio, con fiducia nelle proprie risorse e con fede. E con una visione di futuro che sa traguardare oltre l’orizzonte, utile non solo per sé e per la propria famiglia, ma per l’intera comunità peligna ed abruzzese. Domenico Santacroce dispone di quel coraggio, di quella fierezza, di quell’orgoglio positivo degli antichi Peligni che, un secolo prima della nascita di Cristo, nella Lega Italica osarono sfidare e combattere contro i Romani, diventando poi di Roma alleati e cives per il loro valore. A Domenico va dunque la gratitudine d’aver indicato una strada nuova in un settore importante dell’economia abruzzese: un Turismo di qualità che sappia mettere “in concerto” enogastronomia, arte, cultura, tradizioni, singolarità, sapori e meraviglie d’un Abruzzo ancora da scoprire nei suoi tesori più nascosti. La storia d’una parte importante della sua vita, come ben è raccontata in questo libro, attraverso queste pagine potrà essere più latamente conosciuta. Con l’augurio che nuove avventure, simili a questa, sappia intraprendere la tenace gente d’Abruzzo per costruire il suo futuro.» Goffredo Palmerini Antonio De Panfilis “Vita, opere e buona sorte di Domenico Santacroce” (Edizioni Tabula Fati, Chieti 2018, pp.168)Giffoni. Fabio Mancini non è solo uno dei volti più iconici della moda maschile internazionale,…
La Direzione del gruppo editoriale La Prima Pagina annuncia ufficialmente che il Premio "La Prima…
Problemi soprattutto sulla versione desktop. Meta rassicura: nessun attacco hacker, si tratta di un malfunzionamento…
La guerra tra Stati Uniti e Iran entra in una fase ancora più delicata e…
Una notte come tante si è trasformata in un evento destinato a entrare nella storia…
La denuncia di Sandra Scarabottolo: “Il sistema attuale non garantisce continuità assistenziale. Servono risposte strutturali,…