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Passato, presente e futuro nel segno del risparmio gestito

Il 2017 si è chiuso in maniera soddisfacente per quel che riguarda la raccolta del mondo finanziario. A trainare l’intero settore sono i fondi comuni d’investimento: forme che hanno incontrato il favore non solo dei clienti, ma anche degli addetti ai lavori.

La giustificazione di questo trend è di natura storica. Nel corso degli anni i tassi di interesse che avevano caratterizzato gli strumenti più sottoscritti sono stati progressivamente ridotti o assorbiti dalle voci di costo. Conti correnti, titoli di stato e obbligazioni bancarie si sono progressivamente allontanati dalle necessità della clientela, e la situazione si è decisamente complicata nel momento in cui diversi istituti bancari hanno dichiarato bancarotta o sono stati sull’orlo di un disastro finanziario. Ulteriore variabile in questo scenario internazionale è proprio la presenza di mercato di differente estrazione, con asset completamente diversi.

Per questo motivo, l’investitore che per la prima volta si affaccia sul mercato finanziario non riesce a monitorare un investimento in maniera totalmente autonoma e necessita di un servizio gestito. In questo modo, se il consulente finanziario ragiona nell’ottica di favorire il profitto, il cliente vedrà salvaguardati i propri bisogni ad un basso livello di rischio. È il caso del funzionamento dei fondi comuni d’investimento, il cui obiettivo è quello di convogliare i fondi dei risparmiatori e di reinvestirli al meglio. Si tratta di strumenti affidati alle società di gestione, che al contempo ne determinano le regole e gestiscono gli asset presenti in portafoglio e poi depositati in conti bancari separati.

Dinamica simile è quella dei Piani Individuali di Risparmio, i cosiddetti PIR, che si differenzia proprio per una gestione personalizzata e non di gruppo, come avviene nei Fondi comuni. In questo caso le ragioni del boom di sottoscrizioni, che hanno superato le più rosee previsioni di raccolta nel 2017, sono legate alle caratteristiche di questo strumento che arrivano dal Governo centrale. Lo Stato ha infatti inteso promuovere attraverso i PIR l’imprenditoria nazionale. Nel caso di mantenimento dell’investimento per 5 anni continuativi, l’investitore avrà diritto all’esenzione della tassazione sul profitto realizzato. In questo senso, il PIR ha avuto grande successo, perché veicola fondi sul mercato nazionale ed educa al contempo l’investitore a guardare al lungo termine come principale risorsa per ottenere un profitto.

Nel 2018 PIR e fondi comuni puntano a bissare il successo dei 12 mesi precedenti, ma la sfida da lanciare è differente: con l’introduzione del MiFid, regolamento che adegua il mercato nazionale a quello europeo, i consulenti sono tenuti ad informare i propri clienti in maniera più chiara e trasparente possibile, palesando costi di gestione e potenzialità di un investimento a lungo termine. Il rischio nell’immediato potrebbe sì regalare profitti importanti, ma sono pressoché uguali le chance di un fallimento. Al contempo, il 2018 dovrà essere orientato al miglioramento delle conoscenze, sia del cliente che dello stesso consulente finanziario. Al momento l’Italia risulta essere tra le nazioni meno formate dal punto di vista economico-finanziario e la ripresa passa necessariamente anche dal grado di conoscenza di un mercato sempre più complesso.

 

Redazione

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