I rossoneri stanno navigando in acque tranquille ma non ai vertici della classifica. Ad agitare l’ambiente sono le notizie rilanciate dal New York Times che discredita Li Yonghong. “Quando l’uomo d’affari cinese Li Yonghong ha acquistato il Milan nessuno in Italia aveva mai sentito parlare di lui, ma lo stesso accadeva in Cina” sostiene il giornale newyorkese.
Per il NYT il nuovo patron rossonero non è mai stato mai presente nella lista delle persone più ricche del suo paese. Il giornale avanza dubbi anche sulla proprietà di miniere della quale ha riferito alla dirigenza italiana. Chi opera nel settore minerario non avrebbe mai sentito parlare di lui. Il NYT osserva però che ha “raggiunto l’accordo con Berlusconi per la cifra di 860 milioni di dollari” dimostrando di avere “la cosa più importante: i soldi”.
Il giornale ricorda che nel 2013 “Mr. Li è stato multato dalle autorità cinesi per circa 90.250 dollari per non avere dichiarato la cessione di azioni per 51,1 milioni di dollari”. In relazione all’azienda di famiglia, nel 2004, “si è associata con altre due compagnie per truffare alcuni risparmiatori per 60 milioni di euro. Il papà e il fratello di Mr. Li sono stati condannati alla reclusione, mentre Li non è stato incluso nell’indagine”.
A rischio non sarebbe tanto la squadra acquistata con prestiti bancari (il Milan potrebbe diventare proprietà degli istituti di credito) piuttosto la campagna di investimenti e il rilancio della squadra. Senza successi in campionato ed in Europa, l’azzardo cinese di rivelerebbe fallimentare. Una squadra che non vince non incassa premi, non accede alla visibilità pubblicitari e soprattutto il suo parco giocatori si svaluta. Indipendentemente dalla solidità di Li Yonghong, è del tutto evidente che il Milan è a tutti gli effetti un’azienda e in quanto tale deve produrre profitti (incluso il merchandising). Senza questi utili un club rischia di finire male.
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