Oltre allo stress un altro dei lati oscuri del mondo teche’il suo legame con la psicologia umana. Quando un nuovo prodotto viene lanciato sul mercato e’ necessario applicare una strategia di marketing adeguata affinché esso possa avere successo. Nel 2013 uno studio della Stanford University ha rivelato che le strategie basate sulla psicologia umana sono la giusta soluzione per far funzionare meglio un prodotto tecnologico. Grandi colossi come Microsoft, Apple e Samsung lavorano ai loro progetti basandosi sulle informazioni che riescono ad ottenere attraverso queste indagini psicologiche di mercato. Del resto le lunghe code agli Apple Storedurante l’uscita di un nuovo i-phonedimostrano quanto i consumatori siano influenzati psicologicamente dal prodotto. Uno studio interessante condotto dalla Bally Technologies, una delle aziende mondiali leader nella produzione di slot machine,ha puntato proprio sullo studio delle relazioni tra tech e modelli psicologici per sfondare nel mondo del gioco d’azzardo.
Che dietro i giochi da casinò come slots, poker e blackjack ci fosse dietro molta psicologiae’ una cosa ormai nota. Ad esempio lo scrittore Artur S. Reber ha scritto un’interessante articolo sulla figura del giocatore di poker facendo emergere quanto questo sia influenzato da fattori che sorprendentemente non hanno sempre a che fare con soldi e dipendenza. Si scopre infatti che dietro al gioco c’è anche molta competitività, soddisfazione personale, voglia di emergere e di avere successo.
Ed e’ proprio la soddisfazione personale che è alla base delle esigenze del consumatore, piùun prodotto soddisfa piùesso avrà successo. La cura dei dettagli tecnici deve essere un altro dei fattori su cui puntare per attrarregli utenti.
Il settore della tecnologia 2.0 sta adottandogli stessi principi di progettazione delle slot per i propri scopi. Negli ultimi anni anche nei settori che con il gioco non hanno molto a che fare si sta affermando prepotentemente il concetto di capitalismo ludico, introdotto dallo scrittore Julian Dibbell, «i giochi sono delle allegorie che dicono qualcosa sulla nostra vita. La gamification della società tramite la tecnologia è talmente globale che può mascherare se quello che stiamo facendo ha alcuna utilità intrinseca al di fuori del gioco che lo circonda».
Il concetto può sembrare complicato ma degli esempi pratici provenienti dalla vita di tutti i giorni possono servire a chiarirlo. Unutente di Facebookche scrolla senza senso un post dopo l’altro, fino a trovare qualcosa di suo interesse può essere l’esempio più adatto. Infatti, rifacendosi a quanto detto da Dibbell, quello che l’utente fa non ha uno scopo ben preciso e non ha nessuna utilità concreta. Lo stesso concetto, ritornando al mondo del gambling, vale per il giocatore di slot che preme a intervalli quasi regolari un pulsante per ottenere un premio effimero o di un utente Tinder alla ricerca di un potenziale appuntamento dopo aver inviato decine di messaggi ad utentia caso senza nemmeno averne visto il profilo.
L’era2.0 ha sicuramente portato molti vantaggi all’uomo moderno, ma il prezzo da pagare sembra essere piuttosto alto se una delle conseguenze della tecnologia e’ quella di trascorrere ore ed ore in rete senza uno scopo ben preciso, alla ricerca, forse, di qualcosa di interessante.
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