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Mercoledì 3 agosto alle 21 al Castello di San Giorgio della Spezia serata dedicata all’Eroe dei Due Mondi

La Spezia dedica una serata d’estate ad uno dei personaggi più illustri della storia italiana. Saranno presentati i libri “Ho sparato a Garibaldi. La storia inedita di Luigi Ferrari, il feritore dell’eroe dei due mondi” di Arrigo Petacco e Marco Ferrari edito da Mondadori e “Garibaldi fu ferito. Una storia di malasanità alla Fortezza del Varignano” di Sergio Del Santo edito da Giacché.

All’appuntamento ci saranno Marco Ferrari e Sergio Del Santo, due autori che si sono cimentati con libri affini. Se, infatti, il volume di Ferrari e Petacco illustrata la figura del feritore di Garibaldi all’Aspromonte, il castelnuovese Luigi Ferrari, l’altro libro di Del Santo racconta cosa avvenne al Varignano dove il generale nizzardo venne imprigionato dopo quei fatti.

Il ferimento di Garibaldi in Aspromonte

Il 29 agosto 1862 Garibaldi fu ferito al malleolo sull’Aspromonte durante uno scontro con le truppe regie, episodio diventato celebre anche grazie a una popolare canzone che, però, non fa il nome di chi sparò: il tenente dei bersaglieri Luigi Ferrari, che poco dopo subì analoga sorte, tanto che gli venne amputato un piede. Dimessosi dal servizio, nel 1865 Ferrari fu nominato, con decreto regio, sindaco del paese natale, Castelnuovo Magra. Claudicante, girava con quattro medaglie al petto nascondendo però la motivazione della onorificenza. Gli scrittori spezzini Arrigo Petacco e Marco Ferrari si sono messi sulle sue tracce e ne hanno svelato la vita maledetta, segnata da quell’episodio dell’Aspromonte. Ne è nato il ritratto di un’epoca, di un piccolo borgo, di una comunità, di una zona, quella del levante ligure, interessava a diversi passaggi storici tra i quali spicca la nascita dell’Arsenale militare della Spezia.

Luigi Ferrari fu l’unico eroe del Risorgimento a non poter andare fiero della florida stagione che fece nascere l’Italia. Eppure avrebbe potuto uccidere Garibaldi ma non lo fece salvando il Risorgimento e l’unità italiana.

Non solo, se per Garibaldi l’Aspromonte fu sinonimo di gloria, per Ferrari ha rappresentato la più grande umiliazione della vita. Una faccenda tutta ligure, dunque. Un’onta che il luogotenente dei bersaglieri si trascinò fino al piccolo paese nativo dove, ferito a sua volta e con un piede di legno, fu marcato dal segno indelebile della sua poco onorevole impresa sino al riscatto finale.

I fatti successivi al celebre ferimento in Aspromonte dell’eroe dei due mondi

Il volume di Sergio Del Santo “Garibaldi fu ferito. Una storia di “malasanità” alla fortezza del Varignano” racconta i fatti successivi al celebre ferimento in Aspromonte, quando Garibaldi venne condotto alla fortezza del Varignano, dove restò per quasi tre mesi con una pallottola nel piede destro, rischiando la perdita di un arto, la cancrena e forse anche la morte. Una storia di malasanità ante litteram, dunque, in cui si susseguono gli interventi dei medici e le dispute su come e se intervenire sull’illustre paziente, nonostante attorno al capezzale dell’Eroe si muovesse un consesso di medici celebri provenienti dai diversi Paesi europei.

Il libro è riccamente illustrato con molte stampe d’epoca provenienti da archivi pubblici e dalla collezione privata dell’autore, che illustrano la vicenda. Sergio del Santo, insegnante spezzino ora in pensione, studioso della figura di Garibaldi, ha rintracciato negli archivi notizie e curiosità rimaste sinora nascoste al grande pubblico.

Redazione

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