Andranno avanti per 6 settimane i saldi estivi partiti sabato 2 luglio. Si intende per “saldi” e “vendite di fine stagione” – precisa il Dipartimento Attività Produttive – l’offerta di merci in giacenza (negozio e relativo magazzino) dei settori abbigliamento, calzature, tessile, pelletteria, pellicceria e biancheria. Ecco un vademecum minimo per evitare delusioni, tratto dai suggerimenti delle associazioni dei consumatori e dei commercianti: comprare preferibilmente in negozi conosciuti, confrontando i prezzi tra diversi esercizi; conservare lo scontrino (il negoziante è tenuto a cambiare articoli difettosi anche in presenza di cartelli con su scritto che “la merce a saldo non si cambia”); verificare che sia esposto il talloncino con prezzo pieno, percentuale di sconto e prezzo scontato – e che la merce a saldo sia fisicamente separata da quella a prezzo pieno –; controllare che l’etichetta sia regolare, con la composizione del capo e le istruzioni per il lavaggio. Occhio poi ai saldi oltre il 50%: può trattarsi di merce vecchia, di anni precedenti. Nulla di male in sé ma chi compra ha il diritto di saperlo.
I diritti dell’acquirente stabiliti per legge: provare i capi, esclusa la biancheria intima; ottenere dal negoziante la garanzia biennale “per vizi occulti e assenza di qualità promessa”, dovuta anche nelle vendite a saldo; pagare, volendo, con carte elettroniche: gli esercenti devono accettarle anche con i saldi.
E se qualcosa non va si possono segnalare problemi e disfunzioni alla Polizia Locale, direttamente al Comando o ai singoli Gruppi municipali, magari cominciando con una chiamata allo 060606, il contact center di Roma Capitale.
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