Interrotto un “digiuno” di 13 anni in cui Mauro Pagani ha composto colonne sonore, diretto festival, scritto un romanzo, prodotto album di colleghi. Ora però torna a scrivere e cantare canzoni e arriva “The big man”, un brano post funk in inglese, una denuncia, un invito alla presa di coscienza sui nuovi totalitarismi.
Il brano “guarda” a Donald Trump: sue molte parole del testo: “We gotta be tough, we gotta be strong, no fear no pity no mercy for our enemies, stay with me, we’ll win, ‘cause in the end everybody loves me”. Dobbiamo essere tosti, dobbiamo essere forti, nessuna paura, nessuna pietà, nessuna misericordia per i nostri nemici, state con me, vinceremo, perché alla fine tutti mi amano.
“Ci ho scherzato sopra, ma credo ci sia poco da ridere. Questo proliferare di nuovi dittatorelli o aspiranti tali ricorda tempi oscuri, in realtà assai poco lontani, il cui orribile odore arriva ancora fino a noi”. “The big man”, in radio da domani, anticipa il nuovo album di Pagani in uscita in autunno.
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