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World Press Photo, a Roma il gotha del fotoreportage

La chimica fotografica è ormai un ricordo, la pellicola un oggetto di culto per iniziati (come il vinile, ma con minore fortuna). Oggi le foto nascono digitali e immateriali. Le vedi subito, le manipoli, le condividi. Oggi le foto le fa chiunque, ci pensano gli automatismi del telefonino e del software a compensare gli errori. Oggi la fotografia rischia di cambiare natura, oltre che pelle. Ma il suo cuore – forse la sua essenza – non cede: è il fotoreportage, dove a fare la differenza restano la sensibilità, l’occhio e la perizia del fotografo. Dove l’immagine pregnante nasce dalla capacità di raccontare un mondo in un fotogramma, scattando nell’istante in cui ogni elemento inquadrato diventa narrazione. In questi giorni, per un mese dal 29 aprile al 29 maggio al Museo di Roma in Trastevere (piazza Sant’Egidio 1B), c’è World Press Photo, una delle massime reunion mondiali tra fotoreporter di punta.

World Press Photo consacra da 59 anni gli eredi di Bob Capa. Quest’anno in mostra al museo civico trasteverino ci sono i lavori di 42 fotografi, provenienti da 21 paesi e selezionati tra 5.775 colleghi di 128 diverse nazionalità. Una selezione dura: sul tavolo della giuria sono arrivate 82.951 immagini. Il materiale, articolato in otto categorie tematiche, ha subito scremature successive fino alla proclamazione della foto dell’anno.

E la regina del 2016 è Hope for new life dell’australiano Warren Richardson, scattata a Roske, in Ungheria al confine con la Serbia, il 28 agosto 2015. Mostra un uomo che fa passare un bambino attraverso il filo spinato. Semplice e potente, catturata senza flash utilizzando la sola luce lunare (per non rendere visibile alla polizia il gruppo che tentava di passare la frontiera), è già un’icona del dramma dei migranti.

Il premio è organizzato da World Press Photo Foundation, istituzione internazionale indipendente e senza fini di lucro, con sede ad Amsterdam, nata nel 1955 per promuovere il fotogiornalismo. Suoi partner sono 10b Photography (centro di fotografia professionale), il settimanale Internazionale e i Global Shapers (gruppo transnazionale di giovani talenti creato nel 2012 dal World Economic Forum). La mostra è promossa da Roma Capitale (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali), con l’allestimento e i servizi di Zètema Progetto Cultura. Collaborazioni: MasterCard Priceless Rome, Il Messaggero (media partner).

L’orario: tutti i giorni, lunedì escluso, dalle 10 alle 20. Per cinque venerdì sera (29 aprile, 6 maggio, 13 maggio, 20 maggio, 27 maggio) porte aperte fino alle 23.

Redazione

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