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Compiere una “azione verde” per attualizzare la Festa della Donna

E’ quello che chiedono le Donne in Campo-Cia che hanno scelto una pianta simbolica e si mobilitano per sensibilizzare i cittadini sul valore dell’agricoltura, contro i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, la salvaguardia dell’ambiente e del territorio. E’ questo l’impegno che le Donne in Campo-Cia chiedono per celebrare l’8 marzo, il giorno della Festa della Donna: piantare e curare un vegetale, un’azione che è un dono a una vita! E’ importante anche l’impegno in prima persona per recuperare territori dal degrado o da un utilizzo dissennato, -afferma una nota – è un atto concreto che deve diventare prioritario per difendere l’agricoltura, il paesaggio, la nostra cultura alimentare. Perché un’agricoltura sana significa cibo sano e sicurezza alimentare per tutti! Il suolo e i semi -ricorda Donne in Campo-Cia- sono il primo anello della catena alimentare e un dono di natura. Difenderli e curarli è dunque il compito di tutti. Le donne sono particolarmente vocate all’atto della cura sia della produzione alimentare per nutrire in maniera corretta e armonica, che della biodiversità e a nutrire il suolo promuovendo pratiche di coltivazione sostenibile e un consumo locale di cibo. Le aziende femminili in agricoltura sono portatrici di innovazione di processo ma anche di una nuova idea di crescita che coniuga tradizione, biodiversità e qualità con una costante attenzione all’ambiente. Ben il 9% delle imprenditrici sceglie il settore primario, a fronte di una quota che tra gli uomini si ferma 6,6%. Il tratto di marcata modernità delle imprese agricole femminili è dato dalla spiccata multifunzionalità che si concretizza specialmente negli ambiti più innovativi del settore, come ad esempio le fattorie didattiche (fatte 100 le imprese agricole con fattorie didattiche annesse, 33,6 hanno un capo azienda donna), gli agriturismi (32,3), le attività ricreative e sociali (31,1) e la prima trasformazione dei prodotti vegetali (29,2). L’incidenza delle donne nelle aziende agricole lucane va oltre il 33 per cento, valore al di sopra della media nazionale (30,1 per cento). L’agricoltura “in rosa” punta anche ai settori più innovativi come biologico, produzioni di nicchia Dop e Igp e vitivinicoltura, creando agriturismi, fattorie didattiche e fattorie sociali, agri-asili e agri-nidi. In particolare l’associazione segnala che, insieme al commercio, è proprio l’agricoltura il settore produttivo dove il tasso di ‘femminilizzazione’ è più elevato. “Le aziende ‘al femminile’ -afferma la presidente di Donne in Campo Basilicata Matilde Iungano- tengono meglio la crisi e per questo motivo è fondamentale che nel nuovo Psr venga promossa l’imprenditoria femminile agricola, come in generale favorire il ricambio generazionale, e sostenerla nei processi di innovazione”. “Riguardo al cosiddetto processo di modernizzazione dell’agricoltura –evidenzia ancora Iungano- caratteristica specifica è la sostenibilità economica e sociale delle aziende agricole femminili che producono tanti dei prodotti di eccellenza orgoglio del ‘made in Italy’ e che si distinguono per una particolare sensibilità ambientale, di tutela del territorio e delle tradizioni rurali”. L’altro elemento distintivo -aggiunge – è che le nuove imprenditrici agricole hanno un titolo di studio mediamente più alto dei maschi. Il che significa che le aziende in rosa sono dotate di maggior know-how. Pur avendo una superfice mediamente inferiore a quella delle aziende al maschile, le imprese “rosa” registrano una maggiore intensità di lavoro e dunque una migliore performance di redditività con un più alto valore aggiunto derivante anche dall’opzione di coltivare in biologico, che è la scelta operata dal 90% delle giovani imprenditrici. Sono loro la nuova forza dell’agricoltura lucana e italiana.

Redazione

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