Il 2015 è stato un altro anno di grandi eventi e sconquassi per l’economia globale, le cui acque agitate non accennano a placarsi dopo la crisi finanziaria del 2008.
Uno degli eventi che ha avuto il più ampio impatto a livello mondiale è stato certamente – e continuerà ancora a essere per non si sa quanto tempo – la caduta del prezzo del greggio. Sono molti i motivi che hanno portato a questa riduzione del prezzo dei prodotti energetici, tra cui c’è il rallentamento di molte grandi economie (quella europea ma anche cinese e brasiliana). La caduta a due cifre del prezzo di questi prodotti ha messo in difficoltà molti paesi produttori, in particolare la Russia e il Venezuela, immense economie che dipendono moltissimo dagli introiti del settore energetico.
In Europa, l’evento certamente più importante è stato il cambio di governo in Grecia, con l’elezione di Alexis Tsipras a Primo Ministro e la conseguente crisi politica all’interno dell’Unione Europea. La piccola Grecia per alcune settimane è sembrata in grado di causare da sola un collasso del sistema di austerità imposto dall’UE e guida tedesca. Ma nonostante la scelta democratica dei greci, quell’austerità è stata comunque imposta. Dopo un periodo in cui nessuno avrebbe potuto serenamente scommettere sul futuro dell’euro, alla moneta unica europea è stata garantita la sopravvivenza, almeno per un altro po’. Ma a caro prezzo.
E le notizie provenienti dalla Grecia non sono state le uniche a far tremare i mercati durante l’estate del 2015. Ad agosto infatti ci ha pensato la Cina a causare i brividi degli investitori, svalutando lo yuan per rilanciare le esportazioni, da sempre il traino del gigante cinese. Per gli investitori, la svalutazione è stata come un’ammissione di debolezza da parte della Cina, la locomotiva a cui gran parte dei capitali mondiali sono al momento allacciati.
La debolezza – relativa – dell’economia cinese e la difficoltà delle economie europee hanno avuto come contraltare un rafforzamento dell’economia statunitense, che ha fatto registrare buoni dati. Grazie a questo e alla decisione della Fed di non innalzare i tassi di interesse, il dollaro è stato per quasi tutto l’anno molto forte, guadagnando terreno nei confronti dell’euro e arrivando quasi alla parità.
E nonostante le esperienze terribili degli anni passati, anche nel 2015 e in diverse occasioni i titoli spazzatura sono stati protagonisti di molti eventi, a volte drammatici. Lo vediamo molto bene in questi giorni noi italiani, con la crisi di diverse piccole banche e la perdita dei risparmi di molti investitori. Secondo molti, i titoli spazzatura potrebbero avere un impatto ancora più forte nell’anno che verrà.
Insomma, il 2015 è stato un altro anno in cui le notizie provenienti dalle borse e dai grandi centri economici mondiali – oltre purtroppo a quelle provenienti dai fronti di guerra – hanno dominato i nostri mezzi di informazione. Il 2016 ha buone probabilità di essere altrettanto instabile.
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