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Appalti. Palermo prima fra città ‘virtuose’ per procedure anticorruzione

Secondo una ricerca condotta dal professor Stefano Poli, docente di sociologia a Genova, a partire dai dati dell’Autorità Anticorruzione e del Censis, risulta che Palermo è, fra le grandi città italiane, quella che fa il minore ricorso a procedure d’appalto ‘esposte a corruzione e clientelismi’, in particolare limitando il ricorso alle cosiddette ‘procedure negoziate’.

La Procedura negoziata è una delle procedure di affidamento di lavori, servizi e forniture da parte di un ente pubblico che consulta un numero limitato di operatori economici selezionati e dotati delle caratteristiche richieste. Con essi negozia le condizioni dell’ appalto.

Nel periodo preso in esame, dalla fine del 2011 alla fine del 2014, risulta infatti che nel capoluogo siciliano, su 759 appalti solo 88 (cioè l’11% del totale) sono stati affidati con procedura negoziata. Il dato è ancora più rilevante se riferito al valore economico di questi appalti: appena il 4,3% del totale delle somme affidate nel triennio.

Il dato è il più basso d’Italia, con la media nazionale che si attesta, quanto al valore economico, intorno al 25% e, rispetto al numero degli appalti, al 60%.

Il dato di Palermo, che è seguita nella classifica da Napoli con il 55% di procedure negoziate, spicca anche perché è fortemente inferiore anche a quello medio delle città più piccole, dove il ricorso alle procedure negoziate avviene nell’11% dei casi.

I dati diffusi dal prof. Poli non sorprendono il segretario generale del Comune Fabrizio Dall’Acqua, che sottolinea come “vi sia stata una chiara scelta in questa direzione da parte degli uffici in ogni caso e per qualsivoglia tipologia di appalto”.

A sottolineare il dato politico che emerge dalla ricerca è invece il Sindaco Leoluca Orlando che parla di “una scelta convinta compiuta dall’amministrazione, pur nella consapevolezza che l’estrema complessità delle norme possa portare a volte a qualche ritardo, che è però compensato dalla certezza di procedure corrette e legali sotto il profilo formale e finalizzate a lasciare fuori dalla porta il malaffare, gli speculatori e la mafia. In ultima analisi, procedure trasparenti che garantiscono i cittadini sulla qualità della gestione dei fondi pubblici”.

Redazione

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