Chi sono questi Sei personaggi … che entrano dal fondo della platea di un teatro “in cerca d’autore… uno qualunque”? La Madre, di umili natali, non è in grado di scrivere e l’uomo con cui ha avuto un’altra famiglia era un “pover’uomo”. Il primo marito, il “Padre”, non è ricco, ha una casa modesta. “Dormivamo in quattro in una camera” dirà la “Figliastra”. Quindi, si suppone, che il Padre e il Figlio dormissero insieme in un’altra camera. Le femmine da una parte e i maschi dall’altra. Poi il Figlio ci dice di avere visto il Padre e la Madre (adultera) essere maschio e femmina e non Padre e Madre. Quando? Appena nato? No, perché è andato “a balia” in campagna. Quando, allora? L’unica possibilità è al ritorno della Madre (adultera) nella casa del Padre, dopo la morte del “convivente pover’uomo”. È probabile che ogni tanto, la madre lasciasse la camera delle fimmine e andasse in quella dei masculi… forse la trascinava il Padre, in camera sua, a compiere il dovere coniugale… che bella famigliuola! La Figliastra diventerà una prostituta. Il Figlio “è cresciuto… così…” un po’ strano… chissà come! Il ragazzo si suicida e la Bambina si annega. Non basta il Padre “filosofo autodidatta” a rattoppare questa orribile famiglia italiana, siciliana e senza Dio. Il Padre non ha fede e gli altri? Nessuno si rivolge mai a Dio… Pirandello ci dice che ha scritto questa “commedia per liberarsi da un incubo”. La sua Arte, aggiunge, ha “una servetta sveltissima e non per tanto nuova sempre del mestiere”. Questa Fantasia è “dispettosa e beffarda, se ha il gusto di vestir di nero”, ma non per esser seria. Si veste di nero “alla bizzarra”! Sappiamo dunque dallo stesso Pirandello che ci troviamo di fronte a una Commedia. Beffarda. Nera ma non seria. Bizzarra. Una specie di “incubo” non troppo serio. Questa bizzarra commedia nera è un’opera unica nella Storia del Teatro. Ci sono opere, grandi opere, opere immortali e poi c’è Sei personaggi in cerca d’autore, l’opera teatrale che non ha paragoni. Unica nella concezione, nella struttura, nell’argomento. Sofocle, con l’Edipo Re, nel V secolo a.C. definisce il Teatro occidentale. Pirandello e i suoi Sei personaggi, nel 1921, sono responsabili del suo smontaggio definitivo: la trama e la narrazione improvvisamente non sono più l’oggetto principale del testo: i colpi di scena, i canonici nodi drammatici sono posti in secondo piano, messi da parte – sappiamo già qual è il destino di ognuno dei Sei personaggi fin dalle prime battute. L’intreccio è così ridotto al minimo e, con esso, sono dimenticate quasi tutte le strategie di scrittura che per secoli gli autori hanno impiegato per comporre un dramma. L’idea stessa di rappresentazione è messa in crisi con l’irruzione di sei spettri vestiti a lutto in un teatro dove rappresentare significa mettere in scena il reale (il fatto) e non la verità. Per restituire lo scandalo di questa entrata improvvisa e sconvolgente bisogna pensare e realizzare la differenza tra i personaggi e gli attori. Una guerra di mondi e di linguaggio – l’italiano perfetto e impostato degli attori, l’italiano brutale, quasi dialettale, e selvaggio dei personaggi. I Sei sono un nucleo familiare, siciliano, carnale e impregnato nella sua essenza di una fisicità che il mondo della rappresentazione non conosce: chi è chiamato a rappresentare è un fantoccio, responsabile e custode della finzione, sacerdote inconsapevole della religione della realtà con tutti i suoi riti fatti di convenzioni e di scelte per il pubblico. Ma Pirandello è un filosofo e avverte che il Pensiero Occidentale, in crisi, si sta riavvicinando al concetto di Verità come A-LETEIA. La Svelatezza. Gabriele Lavia
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