La commemorazione di Mimmo Pantano ad un anno dalla sua scomparsa è stata vissuta con grande partecipazione emotiva dai numerosi presenti. Protagonisti dell’incontro gli scrittori Francesco Bevilacqua e Santo Gioffrè. Durante i loro interventi hanno fatto emergere “l’anima” di una terra oltraggiata che lotta e sfida con tanta passione i mali e le logiche distruttive insite ad un modello che ne condiziona il vero riscatto. Il messaggio conclusivo è che solo la cultura, come sentimento sacro verso il paesaggio e la memoria storica e umana delle genti, rappresenta la via che possa aprire le porte del futuro.
Nella vigilia del giorno in cui la tradizione popolare riteneva che la luce invertisse il suo corso e iniziasse il cammino verso la rinascita (Santa Lucia), non è retorico affermare che nuovi raggi hanno illuminato lo sguardo di tutti coloro che hanno assistito all’incontro che si è svolto sabato pomeriggio (12 dicembre), nella sala convegni della BCC di San Calogero, dove è stato commemorato Mimmo Pantano, ad un anno dalla sua scomparsa. Accanto ai familiari, tanti amici e i numerosi cittadini con la loro presenza hanno testimoniato la stima e l’affetto che sono sempre vivi nella comunità, per l’eredità che ha lasciato.
A caratterizzare l’incontro gli scrittori Francesco Bevilacqua e Santo Gioffrè, che hanno dato profondità alla memoria e storia disseminata nel paesaggio e nelle alterne e sofferte vicende umane della Calabria; aspetti cari alla sensibilità politica e culturale di Mimmo Pantano, verso cui ha manifestato passione e impegno. Inoltre, a contrassegnare i diversi momenti dell’evento, la musica, eseguita al pianoforte dal maestro Domenico Ventrici (presidente dell’associazione musicale J.S.Bach”), con brani di Beethoven, Bach e Chopin.
Dalla discussione che si è svolta, dopo la presentazione di un video in cui Bevilacqua ha racchiuso significativamente immagini che segnano e disegnano la microstoria della Calabria, sono emersi questioni che si intrecciano con la macrostoria e con gli avvenimenti internazionali, come ha sottolineato lo stesso Santo Gioffré, spiegando le strategie occulte che vengono studiate e il fenomeno corruttivo che è diventato una patologia che sta portando l’intera umanità a partorire la parte peggiore di sé, come la criminalità organizzata, il terrorismo e la manipolazione mediatica e culturale operata dai poteri occulti che hanno condizionato i processi democratici dei popoli. Significativo a tal proposito, la sorte dei valdesi di Calabria, cristiani ritenuti eretici, raccontata in uno dei cento libri che sono presenti in Lettere Meridiane, scritto da Vincenzo Tedesco. I valdesi, ha rammentato Bevilacqua, sono stati sgozzati e decapitati da gente che diceva di agire in nome di Cristo, così come stanno facendo i sostenitori dell’Isis, che dichiarano di agire in nome di Allah. Sono episodi che testimoniano come noi occidentali abbiamo aperto la strada dell’orrore molto prima dello jihadismo islamico; e all’esempio citato dei valdesi si può aggiungere quello più recente dei lager nazisti. La storia si ripete e “non c’è niente di nuovo sotto il sole” recita l’Ecclesiaste.
Bisogna ritornare ad amare i propri luoghi. Questo è stato l’appello accorato di Bevilacqua. Si impone per ciò un ritorno ad avere un sentimento sacro verso la natura. Per tali motivi l’autore di “Lettere meridiane”, utilizza una metafora molto efficace: egli raccomanda di frequentare la “clinica dei risvegli” dove si pratica una particolare terapia per curare “l’amnesia dei luoghi” e risvegliare il calabrese dal “coma topografico”, e riscoprire la memoria depositata nelle tante impronte e vestigia lasciate dalle generazioni passate. Una memoria e una storia che Santo Gioffré ha fatto emergere nei suoi quattro romanzi storici, a partire da Artemisia Sanchez, un successo internazionale grazie anche alla fiction Rai e al suo ultimo romanzo, “Il gran Capitan e il mistero della Madonna nera”. Lo scrittore di Seminara ha coniugato la passione per la natura di Bevilacqua con i miti greci, sottolineando lo stupore del vitalismo panico; a tal proposito ha rievocato alcuni miti originari cari al mondo greco che sono la chiave simbolica ed ermeneutica per leggere in profondità il mondo attuale a partire dall’osservazione della natura e dalle sue metamorfosi, come il mito di Demetra e di Artemide. E un grande interprete che ha saputo trasmettere le architetture del mito greco è stato un personaggio a cui lo scrittore di Seminara è legato particolarmente, tanto da dedicargli il suo secondo romanzo, Leonzio Pilato, primo traduttore dell’Iliade e dell’Odissea dal greco in latino e maestro di greco di Petrarca e Boccaccio. La scrittura di Gioffrè è intrisa di questa chiave mitica che dà profondità alla ricerca storica proiettando i protagonisti e gli avvenimenti narrati fuori dalla storia, in un tempo mitico, come degli archetipi che percorrono il mondo restituendo una dimensione sacra, ricreando un rapporto ciclico, caratteristico della concezione greca del tempo, in cui le stagioni e il destino degli uomini fanno parte dell’ordine cosmico. Possono essere prese a mo’ di esempio, in merito alla presenza archetipica del mito nella narrativa di Gioffré, le illuminanti parole che Italo Calvino scrive su Carlo Levi nel 1967 nell’interpretare la concezione del mondo presente nelle sue opere – e che adesso fanno da prefazione alle straordinarie pagine che si trovano in “Cristo si è fermato a Eboli” (altro libro dei cento indicati da Bevilacqua) – quando afferma che una delle principali peculiarità di Levi è quella di “essere testimone della presenza di un altro tempo all’interno del nostro tempo, è l’ambasciatore di un altro mondo all’interno del nostro mondo. Possiamo definire questo mondo – osserva Calvino – il mondo che vive fuori della storia di fronte al mondo che vive nella storia”. Parole queste che definiscono anche la ricerca estetica della scrittura dello scrittore di Seminara.
Non a caso Bevilaqua, per far risuonare il sentimento di rievocazione e di commemorazione di Mimmo Pantano, ha fatto riferimento alla concezione dei greci della morte, considerata come un evento ciclico, come la mietitura e la raccolta che avviene nel mondo contadino, citata dal filosofo Umberto Galimberti in uno dei suoi libri, Orme del sacro. Al contrario l’uomo contemporaneo tenta di controllare e dominare con la tecnica il creato e i fenomeni naturali, determinando una dissacrazione della natura, pensando appunto di assurgere a unico e incontrastato signore, causando un irreversibile squilibrio con i cicli naturali del cosmo. Ecco perché la natura si ribella di fronte alla hubrys, la prepotenza, la tracotanza e la smisuratezza dell’uomo, l’unico vero peccato riconosciuto dalla saggezza greca e punito dagli dei con la Nemesi. Infine Bevilacqua ha invitato i cittadini di San Calogero ad amare il proprio luogo così come aveva fatto Mimmo Pantano e a riscoprire la storia e la memoria del territorio, avendo cura del paesaggio e della natura.
Di Pantano, nel corso dell’incontro, oltre al suo impegno sociale e culturale sono stati messi in luce i suoi ideali di sinistra vissuti con coerenza e con passione che hanno contrassegnato la sua esperienza e la sua eredità che negli ultimi anni ha affrontato con grande dignità il calvario di una malattia che non gli ha lasciato scampo. Lo ha ricordato Michele Mirabello, consigliere PD alla Regione Calabria, legato da amicizia personale e da militanza politica con Mimmo Pantano. Egli ha rievocato l’impegno politico e la passione che Pantano ci metteva per far emergere gli aspetti positivi della sua terra, e ha ancora rammentato come nel momento della sua elezione, alle Regionali dello scorso anno, fine novembre del 2014, nonostante le condizioni di vita fossero prossimi alla fine, Mimmo avesse partecipato con la sua solita energia ed ha vissuto un momento di felicità quando ha saputo dell’esito della sua elezione. Ancora, a fare gli onori di casa, il vicepresidente della BCC del Vibonese San Calogero Maierato, Franco Maccarone, amici d’infanzia con Mimmo Pantano, il quale ha ricordato il valore del suo impegno sociale, culturale e politico, ma anche il legame con l’istituto bancario come socio ma anche la sua lotta per la crescita del territorio e della comunità. Infine si sottolinea l’intervento di Nicola Brosio (sindaco del comune di San Calogero), che ha ribadito la passione politica e, anche se su opposti fronti, la lealtà di Pantano e la sua disponibilità umana e il sentimento di amicizia che manifestava in modo aperto e incondizionato. Infine Antonio Barbalaco, ha voluto testimoniare, avendo condiviso con Mimmo Pantano tanti momenti negli ultimi tempi della sua vita e conoscendo la sua sensibilità verso i temi che sono emersi, come effettivamente il suo amore per il territorio e la passione che ci metteva per la cultura fossero intensi e prorompenti. Si sottolinea inoltre la presenza del sindaco del Comune di Limbadi Pino Morello.
L’iniziativa, che rientra nell’ambito del progetto editoriale “Orme, oralità e memoria”, è stato organizzato dall’associazione culturale Alighistos insieme alla associazione musicale J.S.Bach, con la collaborazione della BCC del Vibonese San Calogero Maeirato, e l’adesione della Delegazione Vibonese di Italia Nostra.
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