È questo il senso racchiuso nell’ultimo libro di Silvio Ramat, “Elis Island. Poesie da un esilio” (Oscar Mondadori, Milano 2015) presentato a Montemurro nell’ambito degli appuntamenti del Furor Sinisgalli.
Lo scambio epistolare condotto in versi dal poeta-autore e in prosa dalla sua amica Elis, Elisabetta, si configura infatti come un percorso di ascensione che dall’esilio porta alla libertà, dalla convalescenza alla malattia, da un non-luogo verso il mondo intero. Un viaggio ricco di richiami letterari, nel quale è proprio la donna ad assumere il ruolo di guida. Come ha spiegato il docente e saggista Luigi Beneduci che ha coordinato l’incontro insieme al Presiedente della Fondazione Leonardo Sinisgalli, Mario Di Sanzo, “Ellis Island” è il nome dell’isolotto posto di fronte a Manhattan, dove i migranti di inizio Novecento venivano messi in quarantena prima di poter entrare in America, alla conquista di una nuova terra. Dietro il nome “Elis” si cela però anche il volto di una donna reale, Elisabetta Graziosi, docente di letteratura italiana a Bologna, studiosa stimata da Ramat, che nella trasfigurazione letteraria la fa diventare la sua interlocutrice, come la luna per Leopardi. Con lei il poeta-autore intesse un dialogo molto particolare, nel quale la poesia si trasforma in romanzo e la prosa diventa poetica, in una sorta di “poema in prosa”, grazie all’utilizzo di un espediente che somiglia al narrato, un endecasillabo che Ramat stesso ha definito “sciolto”, “sciatto”, “pedestre”. Questo ribaltamento fra poesia e prosa è stato chiaramente percepito durante la lettura che l’autore ha fatto di alcuni versi del libro, duettando con l’attrice Nicole Millo, nei panni dell’amica e corrispondente: all’endecasillabo sempre più dissimulato e impercettibile si è alternata infatti la musicalità della prosa, ottenuta grazie all’intonazione attoriale, con un effetto di grande emotività. Alla sfera sensoriale dei suoni – è stato infine notato – si può collegare anche l’assonanza presente nel titolo del libro, “poesie/esilio”, che con un anagramma potrebbe diventare “poesie da un elisio”, eco dei “Campi elisi” di Sinisgalli, il paradiso cui approdano le anime.
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