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Reggio Emilia, i 40 anni del Bus pezzo di storia della scuola italiana

A quarant’anni dalla prima campanella – che suonò nell’anno scolastico 1974-75 per 76 studenti divisi in 4 classi – l’importante innovazione strutturale formativa e didattica della scuola superiore che il Bus (Biennio unico sperimentale) di Reggio Emilia ha rappresentato, sarà ricordatagiovedì 15 ottobre (ore 17.30) nell’Aula magna del “Pascal”, che nell’occasione verrà intitolata al professor Vittorio Franzoni, il preside del Secchi recentemente scomparso che avviò la sperimentazione.

Con  “1, 2, 3…Bus!” – l’iniziativa promossa dalla professoressa Igina Barchi, insegnante di chimica a partire da quell’anno scolastico 1974-75, e sostenuta dalla Provincia di Reggio Emilia – insieme alla vicepresidente della Provincia di Reggio Emilia con delega all’Istruzione Ilenia Malavasi, all’assessore a Educazione e Conoscenza del Comune di Reggio Raffaella Curioni e al dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale XI Antimo Ponticiello saranno richiamati al Pascal tutti i protagonisti di questa avventura: Giuseppe Gherpelli, assessore all’Istruzione della Provincia di Reggio Emilia dal 1970 al 1975, l’ex insegnante Dimma Spaggiari (che è anche autrice del volume “La mia scuola si chiama Bus, ma non è un tram: 20 anni di sperimentazione all’Itgs Pascal di Reggio Emilia“), l’attuale dirigente scolastico del “Pascal”, Sonia Ruozzi, ed anche 3 studenti di quel primo, storico corso  (Elena Maestri, Andrea Masini e Francesca Torelli).

“Sarà l’occasione per ricordare gli inizi di questa importante innovazione formativa di cui Reggio Emilia è sempre stata giustamente orgogliosa – spiega la vicepresidente della Provincia,Ilenia Malavasi – Il Bus rappresenta infatti uno dei tanti, buoni frutti di una luminosa stagione della pubblica amministrazione reggiana che in quegli anni ha saputo costruire un sistema di welfare che ha fatto scuola nel nostro Paese. In particolare, ma non solo, nel campo dell’istruzione, grazie alla  lungimiranza di uomini e donne come Jone Bartoli e appunto Giuseppe  Gherpelli,  che della nascita del ”Pascal” fu uno dei principali artefici: perché il Bus non era solo una scuola innovativa, ma rappresentava un tassello fondamentale di una più generale riforma della scuola che – per attenuare quella discriminazione di classe che vedeva i ragazzi delle famiglie meno abbienti iscriversi in massa ai professionali dopo la licenza media – vedeva uno dei punti qualificanti proprio nella realizzazione di un biennio unico e obbligatorio dopo la scuola media, che solo una decina d’anni prima era diventata a sua volta ‘unica’”.

Costruito dalla Provincia di Reggio Emilia nel 1974 su un altrettanto innovativo progetto – a partire del grande atrio quadrangolare  chiamato dai ragazzi “vasca” – della Cooperativa Architetti e Ingegneri, il Bus dall’anno scolastico 1976-77 divenne anche Tcs (Triennio comprensivo sperimentale) e nel 1985, dopo essersi staccato dal “Secchi”, fu intitolato al matematico, fisico e filosofo francese Blaise Pascal.

Redazione

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