Il Mojo Festival, rassegna tra le prime del genere in Italia e di buon prestigio internazionale, è un caso a parte nel panorama blues nostrano: snobba i circuiti commerciali, propone molte produzioni originali e pensate apposta per questo festival, presenta bluesmen di chiara fama accanto alle nuove leve, non disdegna contaminazioni di genere e di ambito (ci sono i dj set e le mostre fotografiche, ad esempio), dà spazio al blues italiano che in Europa occupa le prime posizioni. Si diceva delle nuove produzioni: Mojo Festival è il posto giusto dove scoprire anteprime e dischi in uscita.
Il programma è fitto, numerosi i nomi sul palco. Ne citiamo solo alcuni: l’australiano C.W. Stoneking giovedì 28 maggio, preceduto dal romano Dan De Vita; Watermelon Slim, la star di Clarksdale (Mississippi) e della vecchia scuola, uno dei migliori cinque bluesmen al mondo, veterano del Vietnam (venerdì 29 maggio), qui preceduto dagli italiani The Cyborgs e accompagnato dai Made in Blues (pure italiani).
Sabato 30 il numero uno: Luther Dickinson, cantante e chitarrista dei North Mississippi Allstars, figlio di Jim ex pianista dei Rolling Stones, considerato il miglior bluesman mondiale, omaggiato da casa Gibson che con il suo nome ha chiamato un modello di chitarra, qui al suo primo tour da solista in Italia. Presenta Rock and roll blues, il suo ultimo lavoro. Nella stessa sera i romani Dead Shrimp e il cantautore-chitarrista sardo River of Gennargentu.
Le mostre fotografiche: A little bit of mojo(immagini di Luca Prospero) e Highways (reportage d’un viaggio nel profondo sud americano, a cura di Mojo Station). E ancora: rari filmati in tema di blues evintage market.
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