Un’impronta digitale su una macchia di sangue della vittima. Sarebbe la prova, secondo la Procura, che determina la colpevolezza, o quanto meno il coinvolgimento, di Antonio Riano, fioraio di Soccavo di 30 anni, nel duplice omicidio dei coniugi Luigi Simeone e Immacolata Assisi. Il sangue di Simeone sullo sportello destro del suo taxi.
Tra le altre prove una telecamera di via Ripuaria avrebbe ripreso il taxi di Simeone sabato sera seguito dall’auto di Riano. Decisiva anche una telefonata anonima a “Chi l’ha visto”. Una voce ha raccontato di aver visto nei giorni scorsi il povero Simeone discutere animatamente, all’interno di un taxi in un parcheggio a Monterusciello, con due uomini, dell’età apparente di 30 anni. Alla fine la minaccia: “Te la faremo pagare”.
All’origine del duplice delitto una compravendita di una casa che la coppia doveva vendere al giovane fioraio. É stata ritrovato anche una sorta di preliminare tra le parti. In pratica sembra che le due vittime non volessero lasciare l’appartamento a Riano alla data stabilita. Di qui il gesto dell’uomo che però deve ancora trovare conferme dalle indagini. I due sono stati uccisi con una pistola 7,65 ma dell’arma non c’è ancora traccia. Così come c’è almeno un complice, al momento irreperibile, di Antonio Riano.
All’origine dell’individuazione del trentenne un messaggino per combinare un incontro in pizzeria: lo avrebbe inviato l’acquirente dell’appartamento della famiglia Simeone. È stato interrogato per diverse ore e non avrebbe confessato il delitto ma si sarebbe contraddetto in più occasioni. Ad inchiodarlo un sms e gli orari dell’appuntamento, come raccontato durante la conferenza stampa alla Procura del tribunale di Napoli Nord di Aversa.
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