La delibera che accoglie il progetto è stata approvata dalla giunta regionale toscana che ha destinato all’azienda sanitaria di Arezzo la somma complessiva di 40 mila euro per la sua realizzazione. A portare in approvazione il provvedimento sono stati gli assessori Luigi Marroni (diritto alla salute) e Gianni Salvadori (agricoltura e foreste).
“I modelli alimentari ospedalieri hanno un gradimento generalmente basso – si spiega nelle motivazioni del progetto – i pazienti spesso ricorrono ai pasti preparati dalle famiglie, compromettendo a volte i profili delle terapie e spesso complicando i tempi di cura”.
“La numerosità dei pasti, generalmente 5, salvo diverse esigenze terapeutiche – si dice ancora – è ormai di fatto una consuetudine superata nello stile di vita reale”. E inoltre: “La rivoluzione avvenuta nella cucina moderna, e soprattutto l’innovazione delle tecniche di preparazione, elaborazione, conservazione dei pasti, sembra sottovalutata nella ristorazione collettiva, dove peraltro porterebbe economie di scala e soluzioni a beneficio dei consumatori”.
Dunque il progetto si propone l’obiettivo di “evitare gli sprechi, moltiplicare i risparmi e tagliare i costi nella ristorazione collettiva dei centri ospedalieri, migliorando la qualità dei servizi e dei pasti”. Come? Attraverso “sistemi innovativi per la raccolta e l’analisi dei dati e le informazioni sulle abitudini/consuetudini degli interessati (pazienti ospedalizzati, consumatori, utenti, pazienti dimissionati etc.) e considerando che attualmente le proposte alimentari e nutrizionali sono collegate a dati medi, e non al fabbisogno nutritivo verificato”.
Nel progetto sono anche coinvolti medici, nutrizionisti, chef e aziende alimentari, con l’obiettivo di “definire un modello alimentare moderno” con l’utilizzo delle “nuove tecniche della gastronomia e l’innovazione tecnologica” e sopratutto “moltiplicando gli sforzi verso la nutrizione funzionale e la dimensione nutraceutica che molto possono fare nella prevenzione medica e quindi nel benessere dei cittadini”.
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