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Modena, proposta la cittadinanza onoraria al giudice Di Matteo

Il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli e la presidente del Consiglio comunale Francesca Maletti hanno inviato una lettera al giudice Antonino Di Matteo nella quale gli propongono di accettare la cittadinanza onoraria del Comune “per i suoi meriti di magistrato antimafia e il percorso di una vita dedicata all’affermazione della legalità”.

La lettera sottolinea l’impegno decennale in Sicilia del magistrato antimafia, “le indagini per trovare i responsabili e i mandanti delle stragi mafiose, l’incessante lotta per liberare questo paese dalla morsa delle criminalità organizzate” che l’hanno reso “un simbolo dell’Italia che non si arrende e reagisce. Dell’Italia che nei momenti più difficili sa rialzarsi e non china il capo davanti alla violenza”.

Il sindaco Muzzarelli e la presidente Maletti aggiungono che, pur colpita dalla crisi, Modena resta altamente produttiva “e quindi un bersaglio ghiotto per la criminalità organizzata. Per questo, in questi anni abbiamo lavorato per alzare le barriere e perché non ci siano scorciatoie per chi lavora nell’illegalità”. Per raggiungere questo obiettivo, prosegue la lettera, è fondamentale che si rafforzi una cultura di legalità, e questo si fa, soprattutto nei confronti dei giovani, proponendo l’esempio di persone che l’illegalità la combattono anche a rischio della propria vita, come nell’itinerario didattico “Semi di giustizia, fiori di legalità”, realizzato in collaborazione con Libera Modena. Lo scorso 13 novembre il Consiglio comunale di Modena ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che esprime vicinanza al giornalista Giovanni Tizian, minacciato dalla mafia e coinvolto come parte lesa nel processo Black Monkey, nel quale anche il Comune si è costituito parte civile. “Un percorso di civiltà e giustizia –conclude la lettera – che trova come fondamento la Medaglia d’oro al valore militare per la Resistenza conferita alla Città di Modena”.

Antonino Di Matteo, magistrato dal 1991, è stato sostituto procuratore alla Dda di Caltanissetta fino al 1999 per diventare poi pubblico ministero alla Dda di Palermo. Ha indagato sulle uccisioni dei magistrati Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e delle loro scorte. È stato Pm in numerosi processi a carico di centinaia di mafiosi e si è occupato di molti casi sui rapporti tra mafia, politica e istituzioni. Attualmente è impegnato nei processi per la cosiddetta “trattativa” tra mafia e Stato. È di pochi giorni fa la notizia che la mafia aveva nel 2012 progettato un attentato contro di lui.

Redazione

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